Negli ultimi 40 anni Sen, economista e filosofo, ha sviluppato un approccio per valutare l’ingiustizia e la povertà alternativo sia rispetto alla misurazione della ricchezza che alla misurazione del benessere inteso come soddisfazione delle preferenze o felicità.

La difesa più recente di tale approccio è esposta nel nuovo libro di Sen, The Idea of Justice, di cui abbiamo già parlato in diversi post su questo blog. La terza parte del libro, intitolata “The Materials of Justice” ha a che fare esattamente con questo tema.

In questo post e nei due successivi, riassumerò brevemente la posizione e gli argomenti di Sen, mettendo in evidenza i miei dubbi in proposito. La mia obiezione a proposito degli argomenti di Sen a favore della metrica delle capabilities può essere compresa soltando mettendo assieme gli argomenti dei tre post: uno dedicato ai due modi in cui possiamo interpretare l’argomentazione di Sen, un altro dedicato al confronto tra capabilities e risorse, l’altro ancora al confronto tra capabilities e benessere [well-being]. Combinando assieme le critiche dei due post su risorse e benessere con la premessa meta-teorica ritengo si ottenga una critica dell’argomento di Sen a favore delle capabilities. Essa consiste nell’affermare che Sen non può allo stesso tempo e nella stessa prospettiva criticare l’approccio risorsista e quello welfarista attraverso gli argomenti che usa.

Ho parlato dell’utilizzo di argomenti all’interno di “una stessa prospettiva”. E’ utile cominciare chiarendo come concepisco le prospettive in questione. Per fare ciò, proverò a ragionare in termini meta-teorici, a un livello di astrazione superiore rispetto a quelli che troviamo in questa parte di The Idea of Justice.  Inizieremo con due distinzioni importanti, che vengono spesso trascurate. La prima è quella tra base informazionale e indici di misurazione.

Si consideri una teoria sociale che richiede una qualche forma di valutazione delle conseguenze delle scelte sociali o delle istituzioni. Tale teoria deve definire una base informazionale, cioè l’insieme di parametri considerati rilevanti ai fini dell’analisi teorica del problema morale o politico in questione. (Nel caso della teoria esposta in questo libro tale problema è la giustizia). Tale base informazionale, a cui Sen si riferisce come metrica [metrics], non deve essere confusa con gli indici che permettono di valutare lo stato della realtà, alla luce della teoria. Poiché spesso i parametri teoricamente rilevanti non possono essere misurati direttamente, gli scienziati sociali costruiscono indici che misurano fenomeni diversi da quello di interesse, nella speranza di “catturare” quest’ultimo. Supponiamo ad esempio che una teoria (che non è quella di Sen) definisca la povertà come assenza di felicità. Poiché (si supponga) non possiamo misurare la felicità direttamente, valuteremo la povertà sulla base di fattori che (la nostra esperienza insegna, si supponga) sono correlati con la felicità, ad esempio: reddito, istruzione, opportunità e tempo libero. E’ chiaro che, dal punto di vista della teoria stessa, un indice di questo tipo misura il fenomeno in questione, che è la povertà (definita come mancanza di felicità), soltanto in maniera approssimativa. Le misurazioni di povertà così ottenute hanno valore soltanto nella misura in cui la correlazione tra gli indici e il fenomeno che ci interessa studiare risultano affidabili (ed è una questione empirica, non filosofica, se lo siano). Nella misura in cui la correlazione tra indici e metrica viene a mancare, siamo tenuti a rivedere le nostre valutazioni e i nostri indici.

E’ importante rilevare che la teoria di Sen non si limita a proporre degli indici per la valutazione della povertà o della giustizia. Essa adotta una metrica di un certo tipo, le capabilities, al livello più fondamentale, quello della base informazionale. Le capabilities non son sono ciò che misuriamo in quanto siamo incapaci di misurare qualche altro valore, che è l’essenza del fenomeno che ci interessa. Al contrario, le capabilities definiscono il linguaggio in cui articolano i nostri giudizi più fondamentali nell’ambito della valutazione dei problemi per i quali viene proposto, ad esempio la valutazione della giustizia.

Sen afferma anche che le capabilities sono intese esprimere una valutazione etico/politica/economica del vantaggio dei singoli individui. A questo punto occorre introdurre una seconda distinzione: quella tra parametri (di valutazione del vantaggio individuale) dotati di importanza morale intrinseca o relazionale. Mi scuso con il lettore per l’astrattezza di questa parte del discorso: fornirò prima le definizioni e poi nel paragrafo successivo alcuni esempi, sperando di chiarire quello che intendo.

Affermerò che una teoria della giustizia adotta parametri intrinseci come metrica se la scelta dello spazio informazionale in cui opera si basa esclusivamente sul riconoscimento della importanza morale intrinseca di determinati beni. Un bene ha importanza morale intrinseca, in questo senso, se per spiegare la sua importanza nell’ambito dell’agire pratico non è necessario considerare altri beni, valori, fini, o norme diversi da quelli che forniscono i parametri. Viceversa, una teoria utilizza parametri relazionali, se  la scelta di tali parametri non si basa esclusivamente sul riconoscimento della loro importanza morale intrinseca (definita come sopra). La scelta dei parametri si basa, cioè, su considerazioni morali diverse dal fatto che si considerino determinati beni come dotati di valore morale intrinseco, nella prospettiva della razionalità pratica.

Consideriamo alcuni esempi tratti dalla teoria morale. Si consideri la teoria del valore alla base dell’utilitarismo, cioè il welfarismo. Secondo il welfarismo il bene ultimo alla base di ogni giudizio morale è il benessere individuale [welfare o well-being]. Per definizione, il benessere (almeno nella tradizione utilitarista) è ciò che rende la vita di un individuo migliore per lui. Almeno nella tradizione classica rappresentata da Bentham, Mill, Sigdwick, e Griffin, l’utilitarismo adotta il benessere in quanto metrica poiché (si argomenta) il benessere ha valore morale intrinseco. Per l’utilitarismo, l’importanza morale ultima del benessere è evidente in virtù dell’osservazione empirica (Bentham, Mill) o dell’intuitizione/argomentazione intellettuale (Sigdwick e Griffin). Il benessere, cioè ciò che rende le vite individuali migliori per l’individuo a cui appartengono (sia esso il piacere, come Bentham e Mill credono, o qualcos’altro), è scelto come base informazionale dell’etica utilitarista in quanto considerato intrinsecamente rilevante dal punto di vista morale. Per Bentham e Mill, ad esempio, il benessere, che è costituito dal piacere, fornisce una base informazionale adeguata per l’etica, in quanto l’esperienza insegna che il piacere di sé stessi o degli altri, è ciò a cui tutte le azioni dell’uomo tendono. Utilitaristi più sofisticati fondano il welfarismo sull’intuizione morale in base a cui se un’ azione o una istituzione non rende la vita di qualche individuo migliore o peggiore per lui, è difficile spiegare in cosa consista la sua rilevanza per la moralità. In entrambi i casi, l’importanza morale del benessere non riflette l’importanza morale di beni, valori o norme ulteriori. Essa deriva soltanto dalla sua natura intrinseca: quella di essere, per definizione, ciò che rende la vita di un individuo migliore per lui.

Approcci risorsisti come quelli di Rawls e Dworkin invece adottano una assiologia relazionale. Per Rawls e Dworkin le risorse sono la base informazionale ultima della giustizia, cioè non sono semplici indici. Ma non lo sono in virtù del loro valore intrinseco. Nella costellazione dei beni morali, le risorse brillano di luce riflessa. Ma allora, ci si potrebbe chiedere, in che senso le risorse sono base informazionale, e non semplici indici, dal punto di vista della giustizia? La risposta è che lo sono nel senso che è moralmente appropriato, quando si valuta la giustizia, fare riferimento a tale base informazionale e ignorare informazioni ulteriori (o almeno Rawls e Dworkin cercano di convincerci di ciò). Se accettiamo le premesse morali alla base di tali teorie, ignoriamo la distribuzione di beni diversi dalle risorse, quando valutiamo la giustizia di una società, in quanto moralmenteirrilevante dal punto di vista in questione.

Si noti bene: questo non significa che le teorie di Rawls o Dworkin assegnino valore intrinseco alle risorse. Rawls e Dworkin non negano che il valore morale delle risorse sia estrinseco, ossia relazionale. Il valore relazionale delle risorse è un’istanza di valore strumentale, cioè le risorse hanno valore nella prospettiva di un’agente in quanto mezzo per conseguire fini diversi da sé (e non hanno – o non dovrebbero avere – alcuna importanza quando non permettono di conseguirli). Ma benché si riconosca che il valore delle risorse è strumentale (e quindi estrinseco, cioèrelazionale), questa considerazione non basta per affermare che la giustizia dovrebbe occuparsi della distribuzione di ciò che dal punto di vista agenziale ha valore intrinseco. Vi sono infatti altre ragioni (legate all’eguale rispetto, all’oggettività, etc.) che portano a preferire le risorse quando si valuta il vantaggio individuale ai fini di stabilire la giustizia di una società, anche se il loro valore è estrinseco.

Come vedremo, sebbene una valutazione complessiva degli argomenti di Sen a favore delle capabilities permettano di collocare le capabilities tra le teorie che assumono parametri relazionali, alcuni dei suoi argomenti (quelli contro le risorse) appaiono del tutto conclusivi soltanto nella prospettiva che assume che i parametri dovrebbero avere importanza morale intrinseca. Viceversa se si parte da tale assunto, altri argomenti (quelli contro il benessere) appaiono non fondati. Prenderemo in considerazione tali argomenti nel dettaglio in due post che scriverò nell’arco di questo mese.

Segue: capabilities vs. risorse

Chi è Michele Loi

Michele Loi ha scritto 26 post in questo blog.

Laureato in Filosofia all'Università degli Studi di Cagliari con una tesi sulla coscienza fenomenica, dopo il dottorato in Teoria Politica alla LUISS (Roma) ha iniziato una collaborazione con il CeSEP su genetica, enhancement e giustizia. Interessi di ricerca: eguaglianza di opportunità, enhancement, bioetica della genetica, John Rawls, diritti umani. È autore di Giustizia e Genetica (Bruno Mondadori) e di diversi articoli su riviste scientifiche, http://unisr.academia.edu/MicheleLoi

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2 comments until now

  1. Giulia Bistagnino @ 2010-06-05 12:01

    Non farci aspettare troppo per il tuo affondo alle capabilities! 

  2. [...] abbiamo visto negli altri due post dedicati all’argomento (qui e qui), la scelta di una metrica può riflettere considerazioni di tipo diverso. Assumeremo in partenza [...]

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