Riassumiamo la premessa metodologica del post precedente sull’argomento: la metrica di una teoria politica della giustizia può essere scelta sulla base di due tipi di considerazioni diverse. Nel caso di una metrica dotata di valore intrinseco, la metrica dovrà essere composta esclusivamente da beni che ha senso promuovere o perseguire non strumentalmente. Nel caso di una metrica dotata di valore relazionale, la scelta di tale metrica, cioè il criterio ultimo per ordinare i possibili stati della società in relazione alla giustizia, può basarsi su considerazioni diverse.

Nel capitolo in cui discute “l’approccio delle risorse”, Sen mette in campo principalmente due argomenti. Il primo argomento si richiama alla distinzione tra mezzi e fini. Gli approcci basati sulle risorse – Sen cita Rawls come esempio – considerano di primaria importanza la distribuzione di beni materiali come la ricchezza. Ma la ricchezza, come già sapeva Aristotele, è solo un mezzo (234), a cui “non diamo valore in sé… Essa è semplicemente utile e in funzione di qualcos’altro” (253).

La considerazione dell’importanza solo strumentale delle risorse vale come argomento contro una metrica risorsista solo se si assume la prospettiva di una metrica intrinseca. Se adottiamo la prospettiva del bene intrinseco, l’argomento utilizzato contro il benessere dovrà basarsi sullo stesso tipo di ragionamento. Sen dovrà cioè mostrare che l’importanza morale delle capabilities non si spiega a partire dagli interessi individuali che le capabilities permettono di conseguire. Come vedremo nel prossimo post, è dubbio che egli fornisca buoni argomenti in questo senso.

Il secondo argomento può essere chiamato “argomento del confronto”. Esso afferma che le comparazioni di vantaggio basate sulle risorse non esprimono le nostre convinzioni più profonde sul senso in cui tutti gli individui dovrebbero essere eguali. Per mostrare ciò, Sen osserva che una metrica di risorse implica che un cittadino ricco e paralizzato dalla cinta in giù sia sempre favorito rispetto a un cittadino più povero ma sano, o che (anche a parità di altre condizioni) sarebbe gusto fornire a due individui, uno disabile e l’altro no, la stessa quantità di risorse (253).

Per prima cosa si noti che l’argomento non vale solo contro la ricchezza, ma anche contro altre risorse, incluso quelle che nella prospettiva Rawlsiana sono più importanti della ricchezza: le libertà e le opportunità. Infatti libertà e opportunità permettono di conseguire o scegliere fini diversi (implicano cioè diverse libertà e conseguimenti)  per individui che hanno diverse capacità (non solo economiche) di sfruttarle. Tali differenze – che Sen identifica con i “tassi di conversione” [conversion rates] -  dipendono da variazioni interne, come la differenza tra una donna incinta e una che non lo è, o quella tra un individuo con un problema motorio e uno sano. Riassumendo, la capability è la libertà individuale effettiva di fare o diventare determinate cose. La capability individuale risulta influenzata dai fattori più disparati: esterni, come le risorse, e interni, come le disabilità e le capacità (intese come contrario di disabilità). Le risorse, incluso le condizioni sociali e istituzionali, rappresentano solamente i fattori esterni e trascurano le differenze “interne”, che influenzano i “fattori di conversione”. L’intuizione morale secondo cui dovremmo fornire quantità di risorse diverse a individui con differenze “interne” (es. sani e disabili) mostra – così argomenta Sen – che una teoria della giustizia non può non tenere conto delle differenze interne, e ciò condanna gli approcci basati sulle risorse.

Cosa pensare di questo argomento? Prima di tutto si noti che esso non dipende dall’assunto secondo cui la metrica di una giustizia dovrebbe includere soltanto beni la cui importanza è intrinseca. L’assunto di partenza è, piuttosto, che, se scegliamo la metrica giusta, dovremmo desiderare che gli individui risultino eguali nello spazio descritto da tale metrica, almeno a parità di altre condizioni. Poiché non preferiremmo una condizione nella quale un individuo sano e uno con un handicap disponessero delle stesse risorse, ma piuttosto una nella quale l’individuo con l’handicap dispone di più risorse di quello sano (in modo da alleviare o eliminare tali disabilità), è chiaro che le capabilities – non le risorse – rappresentano la metrica della giustizia in un’ottica egalitaria.

E’ possibile rifiutare tale argomento? Sì, poiché si basa su intuizioni su un numero limitato di casi. Certamente, quando consideriamo un individuo affetto da handicap, non pensiamo che sarebbe giusto dotarlo delle stesse risorse di uno sano. Una teoria come quella di Rawls potrebbe accomodare questo fatto attraverso una soluzione “ad hoc”, prescrivendo una speciale considerazione per gli individui con bisogni speciali dovuti alle disabilità. (Sen stesso riconosce che Rawls ha difeso una posizione di questo tipo – anche se essa non si esprime nella scelta dei principi fondamentali per le istituzioni).

Ma le nostre intuizioni non sono altrettanto chiare in riferimento alle differenze che non riflettono disabilità, ma differenze di talento tra individui sani. Se qualcuno ha uno speciale talento che gli permette – diciamo – di riuscire con molta facilità nella musica, nello sport, nelle relazioni sociali, o nel sesso, egli otterrà, a parità di risorse, maggiori libertà di fare e essere (capabilities). Ma non tutti concluderebbero che occorre fornire all’individuo meno talentuoso maggiori risorse, fino a rendere eguali le capabilities.

Mentre Sen riconosce che Rawls è disposto ad ammettere la necessità di speciale considerazione per individui malati o disabili, egli obietta che le differenze di capability sono pervasive, cioè che non si limitano a quelle tra individui malati o disabili e gli altri. Ma tale obiezione non regge, perché le nostre intuizioni rispetto alla necessità di variare la distribuzione di risorse allo scopo di rendere eguali le capabilities non sono altrettanto pervasive quanto i casi di variazione da lui considerati.

Riassumendo: nella prospettiva della metrica intrinseca, Sen dispone di un argomento contro gli approcci basati sulle risorse, ma si impegna implicitamente a dimostrare il valore intrinseco delle capabilities, che può risultare difficile (come vedremo nel prossimo post sull’argomento). Nella prospettiva di una metrica relazionale, l’argomento del confronto non è conclusivo.

(Su cosa si basa la scelta di una metrica in un approccio relazionale? In un approccio trascendentale come quello di Rawls, su un accordo idealizzato, ma Sen rifiuta questo genere di argomenti. In ultima analisi l’argomento a favore delle capabilities si può basare solo su un argomento intuitivo basato sulla scelta della “currency” dell’eguaglianza – cioè sulla necessità di individuare una proprietà in relazione alla quale gli individui dovrebbero essere eguali, dal punto di vista della giustizia. Sen abbozza un argomento di questo tipo, basato sull’idea secondo cui l’eguaglianza di risorse tra individui sani e disabili contraddice le nostre intuizioni più profonde sul modo in cui gli individui dovrebbero essere eguali. Ma tale argomento non è conclusivo, per le ragioni citate.)

Segue: Capabilities vs. benessere

Chi è Michele Loi

Michele Loi ha scritto 26 post in questo blog.

Laureato in Filosofia all'Università degli Studi di Cagliari con una tesi sulla coscienza fenomenica, dopo il dottorato in Teoria Politica alla LUISS (Roma) ha iniziato una collaborazione con il CeSEP su genetica, enhancement e giustizia. Interessi di ricerca: eguaglianza di opportunità, enhancement, bioetica della genetica, John Rawls, diritti umani. È autore di Giustizia e Genetica (Bruno Mondadori) e di diversi articoli su riviste scientifiche, http://unisr.academia.edu/MicheleLoi

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  1. [...] non è il valore strumentale della capacità di conseguire scopi diversi dal proprio benessere. Come abbiamo visto, uno degli argomenti che Sen usa contro chi misura la diseguaglianza in termini di [...]

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