Moleskine e tradimenti

Questa estate ho avuto la sciagurata idea di ridipingere il mio appartamento. Travolto dal caldo, dalla polvere, dai volumi accatastati e inutilizzabili, da una libreria che non riuscivo a montare, talvolta la sera navigavo su Moralia on the Web (MotW). E cosi, forse per la mente svuotata dalla fatica, mi capitava di riflettere sulla necessità di un’agenda per le questioni morali.
Lo facevo non solo per la stanchezza fisica, che, qualche volta, ci porta verso le bellezze dell’astrazione, ma anche perché su questo problema erano intervenute due persone che hanno la mia considerazione (per quello che può valere, naturalmente: non intendo dire che debbano esserne lusingate).

Questa agenda, ad esempio, era rivendicata a gran voce da Riccardo Fanciullacci, nel suo post sulla vertenza Fiat a Pomigliano. Riccardo si chiedeva come fosse possibile che nel nostro blog non fiorissero iniziative di riflessione su quella che a lui pareva una cosa tanto importante. Riccardo riportava poi un articolo di Mario Tronti, che è stato uno dei più noti teorico dell’operaismo, il quale rivendicava la sconfitta simbolica della Fiat sulla vicenda. Questa sconfitta simbolica, a dire il vero, io la leggevo in tutt’altro modo. Ma non ha importanza. Anche Tronti, evidentemente, richiedeva un’agenda etica per le nostre riflessioni. Forse, però, anche operai di altri paesi, che avrebbero beneficiato della delocalizzazione di quella produzione industriale, hanno una loro agenda etica, mi capitava di pensare.
Un altro esempio è quello di Enrico Biale, che si lamentava, in un altro post, del fatto che nel nostro blog si parli così poco di problemi reali. Tuttavia, la documentata e un po’ piccata replica di Alex Grossini, lo costringeva a una sin troppo precipitosa marcia indietro. Peccato: mi sarebbe piaciuta una maggiore vis polemica, come è accaduto in altre discussioni qui dentro. Sarà per un’altra volta.
Ma, allora, mi chiedevo, dovrei realmente avere un’agenda etica, che mi guidi nella riflessione? La mia risposta è che non lo so. Al di là di alcuni principi che anche recentemente mi è capitato di condividere con gli amici di MotW, questa agenda non so bene quale sia. Meglio: penso ne esistano molte e non sono sicuro di riuscire a metterle in un ordine convincente.
Sempre in mezzo ai vasi di pittura per le pareti, ai trapani, ai fili elettrici e alle vernici ad olio per le porte, però, mi era capitato di raccogliere l’invito della mia amica Mary Barbara Tolusso a parlare su Facebook di un argomento che a lei stava a cuore.
Mary Barbara è una scrittrice. Recentemente ha pubblicato uno splendido romanzo che si chiama L’imbalsamatrice. Mi permetto di consigliarvelo non solo per l’originalità e il dominio della parola di Mary Barbara, ma anche perché uno dei deuteragonisti è un professore universitario di filosofia. Vi dico subito che non ci fa una grande figura, semmai aveste avuto qualche dubbio.
Mary Barbara sta adesso raccogliendo materiale per scrivere un altro romanzo. Il tema dovrebbe essere il tradimento e, apertamente, invitava i suoi amici a dire quello che pensavano del tradimento, anzi: delle corna.
Single per elezione (tanto di altre quanto mia, a vero dire) e per convinzione da molto tempo, pensavo che il tema potesse essere l’occasione di mettere un po’ di ordine in quello che pensavo da parecchio sulla questione. Ma, forse, mi dicevo, potrebbe essere di una qualche rilevanza anche per qualcuno o qualcuna degli amici/delle amiche di MotW. Forse, è un tema che si trova in una posizione imprecisata anche della loro agenda, ma non all’ultimo posto. Ci sarà, forse, pure qualcuno che potrà pensare che non si tratti di una questione abbastanza reale (ma si troverebbe, mi si permetta, in clamoroso errore, come si vedrà).
Innanzitutto, per ‘tradimento’ intendo il tradimento sessuale, ossia fare sesso occasionale con un partner diverso da quello con il quale si costituisce una coppia. Non intendo, cioè, il tradimento come ‘avere una relazione clandestina che potrebbe sfociare nella costituzione di una nuova coppia e/o nella distruzione di quella vecchia’. A dire il vero, talvolta le relazioni clandestine portano alla formazione di triangoli e altri complicati poligoni (mah… quello che mi viene da chiedermi è dove certe persone trovino tutta questa energia. Io dopo una giornata di lezioni, studio, scrittura, palestra l’unica cosa che riesco a fare è sollevare il gomito per bermi una birra fresca, precipitando sul divano). Quindi, il tradimento di cui parlerò è quello occasionale e magari ripetuto con una stessa persona o con persone diverse.
Cosa dovremmo pensarne? Ritengo che qualcosa dobbiamo comunque pensarne, se non altro perché si tratta di un comportamento molto diffuso. Ci sono molte statistiche che lo documentano, anche se i numeri sono variabili. Non li citerò. Mi pare meglio riportare quello che mi disse una mia conoscente, ancora una bella donna nonostante due figli, qualche mese fa: ‘tutti hanno una doppia vita’. Non credo intendesse la cosa in senso letterale, ma piuttosto nel senso che tutti vorrebbero averla. Se non si è d’accordo sul contenuto letterale dell’affermazione, per lo meno mi pare onesto prenderla seriamente. La possibilità di realizzare questo desiderio si è, infatti, amplificata enormemente con le nuove tecnologie (cellulari, chat, Facebook).
E anziché i numeri mi pare meglio riportare ancora quello che mi disse una mia cara amica recentemente: ‘la maggior parte delle coppie sono coppie di facciata.’ Intendeva dire che la maggior parte delle coppie sta assieme per molti nobili motivi: i figli, il mutuo, perché vivere da soli costa troppo, perché il loro rapporto è diventato un solido e caldo cameratismo (come recentemente ho sentito dire da un conoscente a proposito della propria moglie), perché ha il problema di rimanere solo il week end (quest’ultimo è il motivo per cui una mia giovane amica non mollava il proprio fidanzato, oramai prossimo sposo); ma non perché creda alla validità di un patto sessuale per l’uso reciproco dei propri corpi (secondo la definizione che Kant, in uno dei suoi non rari momenti di realistica cattiveria, dava del matrimonio).
Un’amica di Mary Barbara che vive all’estero e che ha una vasta cerchia di amicizie riportava il fatto che non una delle sue molte amiche si era posta il problema di essere fedele al proprio partner. Non per questo intendeva mettere a rischio il proprio matrimonio o la propria relazione. In questo esponeva, secondo me, una considerazione di saggezza: non si deve confondere il matrimonio o un rapporto consolidato di coppia con il sesso. Sarebbe come misurare qualcosa che potrebbe durare (il matrimonio, un rapporto consolidato) con qualcosa che per definizione non dura (l’attrazione sessuale).
Qualche giorno fa ho ritrovato una citazione di uno scrittore che amo molto, Michel Houllebecq: “Ampie fasce di popolazione ebbero accesso alla liberazione sessuale, sin lì riservata alla élite economica e agli artisti. Fa un certo effetto osservare come spesso tale liberazione sessuale venisse presentata sotto forma di ideale collettivo mentre in realtà si trattava di un nuovo stadio dell’ascesa storica dell’individualismo. Coppia e famiglia rappresentavano l’ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l’individuo dal mercato. Un processo di distruzione che continua oggigiorno.” La sottoscrivo, ma questo sarebbe già saltare ad alcune conclusioni del problema che avevo in agenda, senza aver detto la mia.
Quindi, cosa dovrei pensare del tradimento, anzi: delle corna, come Mary Barbara interrogava i suoi amici?
Queste sono le prime cose che mi vengono in mente:
1) tutti siamo stati cervi;
2) le corna, contrariamente a quello che si pensa, fanno bene anche a chi le porta ed è consapevole della possibilità di portarle (anche se non ne ha la certezza, ma le contempla come eventualità, appunto). Fanno bene in questo senso: ci costringono a venire a patti con il nostro egocentrismo narcisistico. Quanto prima accade, tanto meglio. Così come ognuno di noi è attratto dal pensiero sbagliato che siano gli altri a morire, al medesimo modo siamo sedotti dalla convinzione che a noi certe cose non possano succedere, proprio perché siamo noi, persone speciali che occupano un posto speciale ed esclusivo nell’universo di un’altra persona. Ma se sei l’orizzonte esclusivo di un’altra persona, anche soltanto relativamente al sesso (praticato e immaginato), allora io penso che siamo di fronte a una patologia ossessiva e non alla normalità;
3) se vuoi bene alla persona con cui stai, dovresti essere discreto e non farti vedere in giro, altrimenti significherebbe che pensi si meriti l’imbarazzo che puoi causargli. Se le confessi al/alla tuo/tua partner per me il senso è chiaro: significa che non vuoi stare con lui/lei. Altrimenti perché dovresti dirglielo? Per incontrollabili sensi di colpa? Non ci credo. Le persone agiscono in base ad interessi, incentivi, ideali. Se tra i tuoi ideali c’era la fedeltà sessuale e hai tradito, allora significa che si trattava di un pour parler e non di qualcosa di solido. A me le confessioni in questo campo sembrano una mancanza di rispetto e un’ipocrisia;
4) da 1), 2), 3) discende una conseguenza importante, secondo me: del tuo partner, in queste cose e, magari, limitatamente a queste cose, non ti puoi razionalmente fidare. Questo non vuol dire che devi essere diffidente (la diffidenza è un veleno). Significa piuttosto che faresti bene a non pensarci e vuol dire soltanto che non si dovrebbe stare con qualcuno perché è affidabile sessualmente (tu come potresti saperlo, ad ogni modo?).
Penso che alle persone si dovrebbe domandare quello che le persone possono dare. Chiedere esclusività in questa sfera è irrealistico, narcisistico e incontrollabile. Pensare di averla ottenuta è, quindi, semplicemente nutrire una falsa credenza. Come molte false credenze, e come tutte le false credenze sul controllo della nostra vita, prima o poi la realtà vi piomba addosso, e allora la nostra agenda deve essere riformulata oppure stracciata.

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20 comments until now

  1. Cara Erm, confesso di aver capito poco del tuo commento, del quale ti ringrazio. Cercherò di rileggerlo con più attenzione. Noto che la tua affermazione che “l’uomo ha da temere più dall’altro uomo che dalla sua donna” troverebbe la ferma opposizione di Luciano Gaucci e, a questo punto lo spero, anche, forse, di Gianfranco Fini.

  2. Be’… Erm che dire, se non che hai delle aspettative alte e irrealistiche? Consonanza di idee,  affiatamento erotico, affettivo, ma anche morale: penso che molte coppie siano soddisfatte se riescono ad accordarsi sull’uso del telecomando. Non possiamo certo chiedere che concordino sulle formule dell’imperativo categorico. La mia idea è che il sesso sia sopravvalutato. Penso fosse questo il senso del mio post. Nutriamo sul sesso delle idee bizzarre, ad esempio che sia necessario alla solidità di una coppia. La maggior parte delle coppie collaudate, tuttavia, dopo qualche anno quasi smette di farlo. Il legame affettivo e i suoi vincoli di solidarietà sono una cosa, il sesso un’altra. Non puoi mettere sullo stesso piano una cosa che dura o che dovrebbe durare con una che non può durare.

  3. Primo: su chi sia da temere (partner, Casanova o avventuriera). L’unica obiettivo da temere è la propria relazione, che si tratti di fidanzamento o matrimonio. Quando una relazione diventa ufficiale muore. Nel momento in cui subentra l’abitudine, alla prima occasione di novità, il partner cerca un altro/un’altra.
    Il tradimento non esiste. O meglio: non si chiama tradimento. Se fosse accettata l’idea che siamo per natura poligami, non si parlerebbe di “tradimento” ma di “doppia- relazione”.  Qual è la differenza tra un uomo e un animale? L’animale non ha vincoli di fedeltà, se non i ragionevoli limiti dell’istinto. Ciò che causa disprezzo morale e sofferenza emotiva nel caso di un tradimento non è che il compagno sia stato con un’altra ma che si sia stati “traditi”, e questo perché si parte dal presupposto per cui siamo monogami (cosa non vera) e in nome di tale monogamia si difende il proprio orgoglio, perché è di questo che si tratta: quando ci si illude di difendere la propria relazione, si difende in realtà la dignità di non essere traditi, in una parola: solo il proprio orgoglio.

  4. Come ti dicevo Pier, non sono per nulla d’accordo.in primis mi sembra normale che una coppia stia assieme per il mutuo, i figli etc… in certe fasi della vita si decide di intraprendere un percorso di vita con una persona anche per questo, perchè da soli è tutto più difficile. però dev’essere un piacere..un po’ come un lavoro che ti appaga o uno che ti annoia. Vuoi mettere?il punto è: può questa persona con cui condividi le tue scelte di vita coincidere con il grande amore indissolubile? a parer mio un amore stile “due corpi e un’anima” non sopravvive ad eventuali tradimenti (è di questo che stiamo parlando), per quanto profondo sia. Si rompe la magia e non c’è colla che tenga, che possa restituire l’incantesimo. nel caso, invece, di un rapporto meno idealizzato, più razionale o basato su altre affinità? ecco, qui il sesso è fondamentale. Non dico l’atto in sé, ma è importante la complicità che esso crea, il sapersi prendere… e quindi ritrovarsi.Per finire, da dove nasce questa esigenza di cambiare sempre patner? vabbè, l’amore non è eterno ma totalizzante sì, altrimenti è ginnastica. E ti credo che diventa monotono..

  5. Rispondo a qualcuna delle osservazioni.Evelina penso abbia torto a dire che quando una relazione diviene ufficiale muore. Non si capirebbe allora perché ci siano dei matrimoni che funzionano. Eppure, tutti ne conoscono. Con Eva, a rifletterci bene, sono in sostanziale accordo. La differenza potrebbe essere questa: non a caso tu parli di magia, ma, appunto, la magia è far vedere cose che non ci sono. Prima o poi la realtà vince. Non insisto su questo tema, che, forse, meriterebbe altri e più articolati post.L’ultimo post di Erm è realmente molto chiaro e mi trova d’accordo, soprattutto per il tono antiriduzionista. Ma è proprio questo tono, io credo, che riporta a quanto ho già detto in una precedente risposta, ossia al fatto che il sesso a me sembra sopravvalutato.

  6. brutta faccenda quella del tradimento. brutta in sé – perché la maggior parte delle persone che lo subiscono non lo manda giù – e brutta perché difficile da definire. molte statistiche testimoniano che moltissime unioni – legalizzate o non – finiscono per questioni di infedeltà di uno (o entrambi) dei partner. molte evidenze attestano invece che unioni di ferro si rinforzano con il corroborante della scappatella. se non si vuole scavare nello scomodo archivio dell’esperienza personale, basta andare a rileggersi il sesto capitolo de “la coscienza di zeno” dove il protagonista si prepara il condono della sua infedeltà con una giovane popolana moltiplicando le attenzioni per la moglie (il regalo della lavanderia per salutare la nascita di un primogenito non ancora nato, tanto per citare le prime pagine) e dove la ricerca della soddisfazione sessuale con la compagna non legittima viene in tutto e per tutto paragonata al vizio del fumo (“mai più” si dice zeno prima di molti incontri con carla). e alla fine, come ricordano quelli che hanno letto questo romanzo geniale, la moglie di zeno ne esalterà pubblicamente le virtù di marito perfetto, principalmente per le sue doti di padre e occulato amministratore delle sostanze economiche della famiglia. la verità che ci ricorda svevo è la seguente, la famiglia è un sistema fortemente coercitivo sul piano dell’impegno morale ed emotivo che talora ha letteralmente bisogno di essere riequilibrato con un sano reindirizzamento almeno delle pulsioni sessuali. dico almeno perché molti casi dimostrano che talora si rende indispensabile anche un reindirizzamento delle energie emotive: per molti è durissimo accettare il fatto che ci si innamora veramente poche volte, e per di più da giovani. avere alle spalle per sempre l’esperienza della sbandata da innamoramento, questo significa essere vecchi. le famose crisi dei cinquant’anni, celeberrimo accidente della popolazione di sesso maschile, non arrivano a caso. arrivano per nascondersi l’appropinquarsi della comare secca. non a caso, i maschietti senescenti in una stragrande maggioranza dei casi tradiscono -pardon: alternano la propria moglie con una donna generalmente più giovane. il tradimento farà anche bene alla famiglia, in termini sistemici o sociali o come li vogliamo chiamare, ma è indubbio che quando viene alla luce fa male. principalmente in un caso a cui ha già fatto riferimento erm (se non mi sbaglio è lei), ovvero quello in cui sia avvertita la rivalità con il terzo incomodo. sarò un caso particolare, ma sulla base della mia esperienza personale posso dire che al marito /compagno/ fidanzato si può perdonare veramente tutto proprio in virtù di quel patto di solidarietà che è il vero amore nelle coppie che funzionano. quello che è difficile da perdonare è l’inadeguatezza di chi si sente tradito rispetto all’ultimo arrivato. faccio riferimento ad una mia esperienza personale: una quindicina d’anni fa internet era appena sbarcato nelle case e io e mio marito avevamo un computer solo e, in assoluta innocenza, un solo account di posta elettronica. nessuno si sarebbe mai sognato di guardare nella posta dell’altro – e quando avveniva per errore scattava una cerimonia di scuse che durava almeno mezz’ora. ma un giorno arrivo davanti al computer acceso su una schermata di una mail indirizzata senz’ombra di equivoco a mio marito. era scritta in un italiano faticoso ma creativo da una ricercatrice polacca in neuroscienze, che avrei conosciuto personalmente qualche anno più tardi come madre di una mia allieva nel liceo dove insegno; il testo esplicava nei dettagli una pratica di petting realizzatasi nelle adiacenze della facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali frequentato allora dal mio allora coniuge, in verità un po’ in ritardo con gli studi universitari. giuro e stragiuro che né allora né in seguito né adesso che il mio glaucopide ex vive con un’altra bella ragazza dell’est che ha vent’anni meno di lui mi ha mai sfiorato il tormento della gelosia sessuale, sarà per presunzione ma è così. quello che mi mandava fuori di testa era la certezza che la neuroscienziata avrebbe fatto del mio fottuto pavimento di cotto non trattato del mio enorme salotto una lastra di cristallo splendente (cosa che mio marito mi ha rimproverato di non voler fare per anni quattordici) pur di non tornare in polonia dal marito fortebevitore, accidenti. nel cosidetto tradimento avevo ben preso coscienza di quello che veramente contava nel matrimonio: non la comunione dei corpi o delle anime (di quella ce n’era in abbondanza), ma l’assistenza reciproca – quella che io facevo sistematicamente mancare nel matrimonio manifestandomi quotidianamente non come un angelo, bensì come un diavolo del focolare.

  7. Su furiaceca, erinne dell’est, che per fortuna mai ho incontrato nelle mie ristrutturazioni condominiali, ci sarebbero parecchie cose da dire. Ma quelle prime che mi vengono in mente sono delle osservazioni laterali al tema. Una certa ossessione per gli oggetti, forse. Forse ne parlerò in altro post. Quello che certamente non condivido è il risentimento. Non è una censura, è piuttosto una speranza di non esserne mai toccato, come finora, senza nessun merito mio, è accaduto. Mi pare uno di quei sentimenti irredimibili. Però nella sostanza mi pare ci sia consonanza con quanto dicevo.A ermi, che per pregiudizio maschilista immagino donna, e alla sua visione leggermente coprofila non ho nulla di obiettare. Ognuno ha i propri gusti, figuriamoci. Sulla base di questi immagino non abbia obiezioni morali al tradimento sessuale, come non ne ho io su altre basi. In fin dei conti, sono i risultati quelli che contano.Piuttosto strano non ci siano commenti maschili, però, non trovate?

  8. rispondo prima ad erm: è proprio vero, la mia esperienza matrimoniale è stata patetica e tragica, ma voglio anche dirti che è una delle cose più divertenti che abbia fatto nella mia vita. anche nel senso pascaliano di distrazione da una via intrapresa: si inizia con l’essere adorate come delle madonne angelicate per virtù di bellezza e temperamento che solo l’innamorato è capace di intravvedere in un ordinario esemplare di sesso femminile e poi si scopre che l’unica cosa cosa che può far felice il tuo ormai ex idolatra è tenergli sempre aggiornato il catalogo delle camice stirate ed altre prodezze di questo genere. quanto al risentimento, pier, e chi lo nega? a sembrar belle al proprio drudo – almeno per segmenti limitati della propria esistenza – son capaci tutte, la vera struggle for life si combatte sulla definizione sessuale dei ruoli in famiglia. e se in questo ambito a uno dei due gira di essere un po’ creativo, ancora oggi nel terzo millennio son dolori, capirai che se a queste condizioni uno viene mollato un po’ s’inquieta. quanto al tradimento sessuale cito una meravigliosa sentenza di un mio anziano conoscente che ancora adesso mantiene l’abitudine di far frequentare anche a sua moglie quella che si dice esser stata la sua amante: “le corna sono epifenomeni”. e mai, dico mai, quest’uomo ha manifestato negli atti e nelle intenzioni il desiderio di lasciare la sua adorata e impareggiabile consorte.

  9. Furiaceca, un’altra cosa notevole del tuo post precedente è che la globalizzazione permette nuovi orizzonti del consumismo emotivo. Su questi problemi penso abbia scritto pagine notevoli di nuovo M. Houellebecq, Piattaforma, Bompiani, ora anche in edizione economica, euro 8.

  10. Evelina Marchetta @ 2010-09-05 13:31

    Sui matrimoni che funzionano. Chi ha detto che i matrimoni funzionano?  Funzionano quanto: due, tre, dieci anni? Questo non è funzionare, se per funzionare si intende “e vissero felici e contenti”. E’ proprio questo il problema: si pensa che il matrimonio debba funzionare e quando finisce si parla di un “matrimonio fallito”. Ma basta. Bisogna smettere di credere che il matrimonio sia un dovere: non è nella natura dell’essere umano stare con una persona tutta la vita “finché morte non ci separi”. Quando a diventare totalizzante non è l’amore (che parolona!) ma il matrimonio, allora sì che il tradimento diventa un modo per difendere la propria libertà, dal momento che, se uno dei due non tradisce e non viene scoperto, la coppia continua a vivere nell’ipocrisia e nell’infelicità. Due persone, nonostante adulte, non sono capaci di guardarsi negli occhi e dirsi che stanno insieme solo per abitudine, perché devono. Con una firma posso imporre all’altro il rispetto, non di volermi bene per il resto della vita; posso obbligarlo a non trattarmi male, non posso pretendere che lui sia felice per i prossimi cinquant’anni solo respirando la mia aria.
    Sui falsi matrimoni funzionanti. Due sono i casi:
    o sono matrimoni di facciata, in quanto la realtà socio-economica attuale rende più comodo vivere in un matrimonio anche senza amore, piuttosto che divorziare: si perde reputazione e si acquista problemi. La vita è così difficile che fa comodo oggi dividere le preoccupazioni con qualcuno.
    Oppure (e questo è il motivo principale per cui quei pochi matrimoni oggi resistono): SI SCENDE A COMPROMESSI., perché questo è il matrimonio: SCENDERE A COMPROMESSI. Sul sesso. E’ giusto: il sesso è molto sopravvalutato. Tradire non è fare sesso con un altro. L’uomo che oggi tradisce (se parliamo del tradimento maschile) non cerca quello. La moglie cosa esiste a fare? No. Chi tradisce (se non per avventura) cerca un brivido, un’emozione: l’emozione di sentirsi ancora capace di corteggiare qualcuno. Il “tradimento” è nella testa.  

  11. Cara Erm,cosa dire? Mi pare che tu abbia la tendenza a perdere un po’ troppo rapidamente e immotivatamente la testa. Peccato, perché eri partita piuttosto bene. Proprio perché io ho preso del tutto seriamente quello che tu mi dici, io ho risposto a tutti i tuoi post, tranne agli ultimi, dove mi sembrava (mi sembrava, lo sottolineo: potrei bene essere in errore), che tu pretendessi una qualche risposta da me e a me le imposizioni piacciono ben poco. Sei stata tu, non certo io, a paragonare il sesso all’orinare e alla defecazione. Io su questo non ho nulla da dire, se non, in spirito di amicizia naturalmente, che mi sembra un’idea sbagliata (in quanto riduzionistica, questa volta) e molto lontana dai miei gusti. Tuttavia, ci vuole di tutto per fare un mondo e sin tanto che non si crea danno consapevole agli altri, non è davvero mia intenzione dare un giudizio negativo, che non sia teorico, beninteso. Quanto al mio pregiudizio maschilista, era un semplice riconoscimento dei miei limiti (motivato anche, a vero dire, dal fatto che usavi l’aggettivo ‘pasoliniana’, fino a prova contraria di genere femminile, riferendolo a te stessa) e andava letto alla luce del fatto che rilevavo come maschi non fossero intervenuti. Questo continua a sembrarmi strano. Al contrario di quanto hai fatto, avresti dovuto, perciò, riconoscermi una capacità autocritica, quando io questo limite l’ho enunciato. Ma in questo io non facevo che aderire a quanto ha sostenuto uno dei miei intellettuali di riferimento: ‘ogni uomo dovrebbe conoscere i propri limiti’. Si tratta di Clint Eastwood, naturalmente.

  12. Evelina, grazie dei tuoi commenti. Mi fa sempre piacere discutere con te, anche se spesso non siamo d’accordo. D’altra parte, a discutere solo con quelli che la pensano come noi, non si va molto lontano. Credo che tu abbia torto su molte delle cose che dici. Io non ho ovviamente detto che tutti i matrimoni funzionano. Ho detto che tutti conosciamo dei matrimoni che funzionano. Potrei portare molti esempi dalla mia esperienza personale, a cominciare dai miei genitori, e credo che la maggior parte di coloro che ci hanno sinora letto sia in grado di fare cosa analoga. Non ho ovviamente detto che ‘funzionare’ significhi l’esito felice delle favole romantiche. Intendo, piuttosto, fare fronte alle difficoltà delle vita con un solido patto di solidarietà di coppia. Sarà banale dirlo, ma sappiamo che la vita è spesso crudele. Che esistano coppie che a queste difficoltà sappiano resistere, suscita la mia ammirazione. Io non ho, poi, sollevato il tema del tradimento sessuale maschile, ma del tradimento in generale. Parrebbe che sia equamente distribuito tra i sessi. È un effetto, ritengo, della parità tra i sessi, così come lo è quella che io chiamo ‘delocalizzazione emotiva’, ossia il fatto che molti si rivolgono per procurarselo ad altre nazionalità e ad altri luoghi (di questo parla il volume di cui ho detto nella mia ultima risposta a furiaceca). Ne fornisco alcune evidenze meramente aneddotiche. Mi è capitato di vedere recentemente, nella piscina di uno dei più prestigiosi alberghi dei Caraibi, una signora italiana cinquantenne, che, lasciato il marito in Italia, era assieme a due giovani ventenni locali, un bianco e un mulatto, splendidi ragazzi palestrati. Non penso fossero gli amici di suo figlio. Mi era anche capitato di osservare nella piscina di un altro prestigioso hotel caraibico, otto anni fa, alcune giovani ragazze francesi, poco più che ventenni e con i fidanzati a casa, con alcuni giovani mulatti dalla muscolatura definita. Non credo fossero lì per uno scambio Erasmus. Molti e molte lo vivono come una sorta di peccato veniale. In questo senso, invece, hai ragione a dire che si tratta di un procurarsi un’emozione che non si vive nel proprio rapporto. Quello che a me pare è che il tradimento sessuale sia sempre di più un caso di amoralità e non più un comportamento immorale.

  13. a parere di scrive, la formulazione delle riflessioni che seguono è un po’ naïf. per naïf intendo anche molto diretta, forse troppo scorciata – ma è vero che nel suo contesto di riferimento assume un significato decisamente più definito. la prospettiva in cui le sottopongo all’attenzione degli attori di questo dibattito (a proposito, mi sembra di notare che è il post di pier è uno dei più commentati di MotW) è quella di una fan di svevo. il buon hector aveva la saggia abitudine di fare un uso critico delle sue letture preferite, ovvero usarne gli assunti come strumenti d’indagine della realtà senza necessariamente farne proprie le prospettive ideologiche. L’analisi che segue è anche molto parziale sicuramente perché datata, infatti considera come importante e forse reale solo il fenomeno del tradimento maschile e riflette una configurazione fra i rapporti di classe oggi molto modificata. Oggi le cose sono decisamente cambiate. Aggiungo anche che pur nei suoi contenuti allora innovativi, si tratta di un testo elaborato in una prospettiva ancora maschilista.”Il borghese vede nella moglie un semplice strumento di produzione. Sente dire che gli strumenti di produzione debbono essere sfruttati in comune e non può naturalmente farsi venire in mente se non che la sorte della comunanza colpirà anche le donne.Non sospetta neppure che si tratta proprio di abolire la posizione delle donne come semplici strumenti di produzione.Del resto non c’è nulla di più ridicolo del moralissimo orrore che i nostri borghesi provano per la pretesa comunanza ufficiale delle donne fra i comunisti. I comunisti non hanno bisogno d’introdurre la comunanza delle donne. Essa è esistita quasi da sempre.I nostri borghesi, non paghi d’avere a disposizione le mogli e le figlie dei loro proletari, per non parlare neppure della prostituzione ufficiale, trovano uno dei divertimenti principali nel sedursi reciprocamente le mogli.In realtà, il matrimonio borghese è la comunanza delle mogli. Tutt’al più ai comunisti si potrebbe rimproverare di voler introdurre una comunanza delle donne ufficiale e franca al posto di una comunanza delle donne ipocritamente dissimulata. del resto è ovvio che, con l’abolizione dei rapporti attuali di produzione, scompare anche quella comunanza delle donne che ne deriva, cioè la prostituzione ufficiale e non ufficiale.” (da “Il manifesto del partito comunista”, London 1848, trad. dall’ed. critica del Marx-Engels-Lenin Institut di Mosca a cura di Emma Cantimori Mezzemonti, Torino (Einaudi) 1998, pp. 28-29).che il tradimento – o lo scambio di attenzioni sessuali – così come viene inteso oggi sia un accidente della società borghese? confesso di non aver ancora elaborata una chiara risposta in proposito – anzi: neanche una poco chiara – ma ci sto pensando. so solo che fuori dal capitalismo esistono ancora le relazioni poligamiche, mica dappertutto, ma ci sono. in un suo precedente commento pier usa in relazione all’emotività una categoria economica: “consumismo”. chissà, forse quella di definire le relazioni coniugali e quelle sessuali in un quadro di riferimento socioeconomico è una via (ancora: non l’ho scoperta io) da battere. forse. quanto al carattere coercitivo e per niente liberista dell’unità economico-emotiva familiare, il testo che ho riportato parla da solo, senza bisogno di rilevarne strani anacronismi

  14. dimenticavo una cosa: giusto, pier. e gli uomini dove son finiti? che quelli che si SENTONO traditi siano in netta minoranza rispetto a noi donzelle? mah…

  15. Furiaceca, di preciso non saprei quale spiegazione dare, rispetto al problema ultimo che dicevi, ossia l’assenza di commenti maschili. Assumiamo naturalmente che i lettori siano distribuiti in maniera pressoché simile tra donne e uomini, anche se non lo sappiamo affatto. In fin dei conti, qui è possibile presentarsi con un nick che non identifica lo scrivente (anche se dietro Pier Marrone, sta proprio Pier Marrone, per vostra sfortuna). Inoltre, io non credo di aver aperto una posta del cuore, che è una cosa perloppiù femminile. Esiste un settore piuttosto fiorente nella produzione accademica che si chiama philosophy of sex. Fiorente soprattutto nei paesi anglosassoni, non mi pare un’espressione banale di una cosa che penso interessi tutti. Ritornando al punto: 1) potrebbe forse essere che io ho fatto delle affermazioni che a molti maschi sembrano scontate e che non necessitano di glosse; 2) potrebbe anche essere che i maschi abbiano difficoltà a parlare apertamente di qualcosa che viene vissuto come un vulnus, se si accettano le mie 4 considerazioni. Io propendo per un un mix di 1) e 2).

  16. Pier Marrone @ 2010-09-06 09:46

    Cara Erm, hai ragione tu. In effetti, ti avevo pensato come donna prima che tu ti definissi tale. Non mi sembra un gran problema, anche alla luce della mia dichiarazione autocritica, sulla scia di Clint Eastwood (ma davvero interessa a qualcuno questa noiosa discussione?). Se ti procura fastidio affari tuoi, come sono affari tuoi i tuoi gusti, sui quali, come dicevo, io nutro rispetto e non ho nulla da dire. Per il resto, sei tu a presumere delle cose piuttosto bizzarre, e ne vuoi di altrettanto bizzarre: 1) che io gestisca questo sito. Non è così. Io sono nella direzione di questo blog e trai suoi fondatori; 2) che alcuni miei post debbano essere cancellati e altri lasciati, secondo i tuoi desideri. Forse non ti è chiaro che qui non sei a casa tua, ma a casa nostra. Infatti, i tuoi post sono soggetti alla moderazione (che si è dimostrata molto liberale, come è opportuno che sia), mentre i miei no. Inoltre, i tuoi post sono l’analogo di una corrispondenza inviata (di più, in realtà, poiché sono totalmente pubblici). In questo senso sono nella disponibilità di chi li riceve, come è riconosciuto da consolidata giurisprudenza. C’è realmente poco da dire su questo. Non ti risponderò più, perché non mi pare che i tuoi ultimi post siano un contributo alla discussione, ma solo una manifestazione di aggressività, che ritengo improduttiva e meritevole probabilmente di altri sfoghi.

  17. erm si sente tradito/a :)

  18. Evelina Marchetta @ 2010-09-06 10:29

    Sul tradimento. E’ vero: tradiscono tanto gli uomini quanto le donne ma la parità non può cancellare le differenze sociali nell’approccio.
    Esistono due tipi di tradimenti per l’uomo:

    quello dato dall’insicurezza dell’uomo che ha bisogno di sentirsi un cacciatore (ormai la moglie è già “cacciata”, ha bisogno di nuove prede). Questo tradimento non è importante, non dipende né dalla moglie né dall’amante, chiunque siano le due donne l’uomo tradisce indipendentemente, in quanto il motivo è radicato nell’insicurezza maschile che aumenta con l’avanzare dell’età.
    quello dato da un incontro con una donna che gli faccia letteralmente perdere la testa. Se la donna tradendo può anche innamorarsi dell’amante, per l’uomo che tradisce non è così. L’uomo non si innamora, perde semplicemente la testa, dal momento che, per quanto l’uomo faccia il cacciatore, gli piace in realtà essere cacciato. Di questo tradimento invece è il caso che la moglie si preoccupi: questa donna da cui l’uomo è intrigato diventa poi l’amante (fissa).
    Un uomo per capire che il proprio matrimonio è finito ha bisogno di tradire, la donna tradisce dopo che già sa che il matrimonio è finito. Il perché è dovuto all’incapacità dell’uomo di stare senza compagna: un uomo non lascerà mai la propria moglie se non ha un’altra donna, perché ha bisogno di avere la garanzia di stare tra le braccia di qualcuna che lo consoli come una mamma e lo scaldi come un’amante. La donna no: la donna in questo è più forte dell’uomo. La donna sa stare sola, l’uomo no. Ciò dimostra che un uomo che sta con la moglie ci resta solo perché l’alternativa è il nulla.
    Che una cinquantenne per tradire il marito abbia bisogno di volare a più di 10000 km di distanza non indica delocalizzazione emotiva ma denuncia che questa donna non è neanche capace di tradire il marito restando nei paraggi. Che le giovani francesi vadano ai Carabi per incontrare dei bei mulatti palestrati indica solo che hanno buon gusto che il mercato maschile francese non è in grado di soddisfare.
    Sull’amoralità del tradimento sessuale. Fino a quando un uomo non bacia l’amante davanti alla moglie non è amorale; il fatto che gli amanti si nascondano denota che non è un comportamento indifferente neanche per chi tradisce altrimenti quest’ultimo penserebbe “cosa mi importa? che mi scopra” invece in chi tradisce c’è sempre un istinto di pudore che denuncia la non indifferenza del comportamento, come mostra il fatto che ci si debba nascondere ai Carabi per tradire.

  19. Evelina, mentre ti leggo mi viene sempre più spesso in mente Heidegger, quando sosteneva che solo l’uomo ha le mani mentre le scimmie no. È un esempio di come sovrapporre i nostri schemi mentali alla realtà e talvolta l’effetto comico è assicurato. Dove aveva mai osservato realmente una scimmia Heidegger? Nelle radure della Foresta Nera? Che cosa voglio dire? Questo: che le tue osservazioni sono spesso interessanti, ma hanno, secondo me, il difetto di essere il più delle volte delle asserzioni e non delle argomentazioni. Quanto più sono tranchant, poi, tanto più possono facilmente essere messe in difetto. Così la tua idea che una donna che tradisce a molte migliaia di chilometri da casa lo faccia perché non ne trova possibilità accanto al desco familiare: ma tu che cosa ne sai e chi te lo ha detto? Potrebbe essere che quella persona si trovi spesso a molti migliaia di chilometri magari per lavoro e potrebbe essere che abbia amanti a casa propria e in giro per il mondo. In questo clima dove il tradimento non è più un atto immorale, ma semplicemente amorale, io propendo per la seconda ipotesi. Mi sembra che semplicemente non contempli che la realtà che esiste fuori di te possa smentire la realtà come vorresti pensarla tu dal tuo studio davanti alla tua tastiera. Così anche la tua affermazione che giovani ventenni che si divertono fuori del proprio paese, scordandosi dei fidanzati o avendoli troppo presenti, lo fanno perché il parco estetico di casa loro non è altrettanto allettante, presupporrebbe che tu sappia precisamente chi siano e come sono fatti i loro fidanzati: una cosa per cui bisognerebbe, casomai, assoldare la Tomponzi Investigations. Infatti, la tua tastiera e il tuo schermo non ti forniscono questa conoscenza, cugina dell’onniscienza. Al medesimo modo, la tua idea che gli uomini siano incapaci di stare da soli è una universalizzazione senza nessuna base, se non la tua convinzione su ciò che ritieni essere vero. Un po’ poco, francamente. Io conosco molti uomini, a cominciare da me stesso, che stanno da soli, semplicemente perché non sono attualmente interessati a un rapporto di coppia e/o perché da soli si bastano. Che il tradimento sessuale sia una questione di insicurezza, sarà vero in qualche caso (e questo riguarda la psicologia individuale), ma perché non potrebbe essere invece l’effetto di una ricerca edonistica e consumistica del piacere e un effetto dell’epoca dell’individualismo, effetti che pongono imbarazzanti questioni filosofiche? Potrei continuare; tuttavia voglio, prima di ritirami alcune settimane al mare senza computer, ma solo con i miei libri e i miei amici, notare una cosa che mi attendevo e che invece non è successa (la realtà smentisce anche me, quindi): a nessuno è venuto in mente di confrontare il tradimento di uno/a amante (sposo/a, fidanzato/a) con il tradimento di un’amicizia. Non ne traggo ora implicazioni, ma non escludo di farlo in futuro, avendo magari la fortuna di discuterne con gli amici di MotW.

  20. Evelina Marchetta @ 2010-09-07 19:57

    Cos’è che non va: che le mie asserzioni da cugina dell’onniscienza non siano argomentate o che siano VERE?
    Da quando una donna va ai Carabi per lavoro? No! Magari va per portare pane e amore! Ora, siamo coerenti: se Lei propone un esempio in un contesto quale quello del suo precedente commento, non posso dedurre che Lei stesso in primis intendesse un viaggio di lavoro ai Caraibi!
    Asserzioni e non argomentazioni. Si dà il caso che un’argomentazione presupponga un filo logico, una causa e una conseguenza. Se Lei questa Argomentazione non la vede, e mi aggrego, evidentemente un filo logico non c’è nel comportamento degli uomini. Se smettiamo di parlare di come gli UOMINI si comportano, il filo logico torna.
    “ma tu cosa ne sai e a te chi te lo ha detto?”. Mi faccia capire: mi sta dicendo che è falso o che è scioccato che a dire certe cose sia una ventenne che guarda in faccia la realtà senza illusioni?
    Cambierebbe idea se a pensare certe cose fosse un uomo di cinquant’anni pluri-laureato? Se giudica la validità di un discorso sulla base della persona che lo formula, non solo non è logico questo ma si chiama ingiustizia nonché pregiudizio.
    Sul tradimento, l’insicurezza e l’individualismo. Da quando l’insicurezza di un uomo con complessi di inferiorità si rifà all’individualismo? Non può essere, per un motivo semplice: il tradimento esiste da prima che esistesse il genere umano, l’individualismo è questione dei nostri giorni. Ciò non esclude che sarebbe interessante osservare questo aspetto da vicino.
    Sugli uomini che sanno stare da soli. Che sappiano stare da soli non significa necessariamente che lo vogliano. Che sappiano stare soli significa che l’abitudine a starci li ha costretti a imparare a stare da soli. Della serie: era ora! In un’isola deserta o si impara come si accende un fuoco o si muore. E’ furbizia non abilità che un uomo abbia imparato a stare solo. Solo (vorrei capire cosa significhi qui solo).
    Mi corregga se sbaglio. Lo deduco dal tono di questo Suo ultimo commento e osservando il Suo tono in generale (si dà il caso che una tastiera non mi impedisca di cogliere sfumature di chi scrive). Lei adesso ha scritto da UOMO non da FILOSOFO. Propormi il Suo esempio di come Lei sappia stare da solo per confutare quanto ho affermato sugli uomini si espone a critiche:

    QUESTA è una generalizzazione di un caso singolo quale si presume sia Lei
    Lei propone se stesso come esempio, non può essere obiettivo in questa asserzione proprio perché parla di se stesso e non può confermare l’altra parte del dibattito, quale sono io, per ovvie ragioni.
    dunque il discorso è falso.
     
     

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