Due parole di commento senza pretese accademiche sulla recente decisione di Mario Monti di respingere la candidatura romana alle olimpiadi 2020.
Da amante dello sport e della mia bandiera, non avrei potuto essere più contento di ospitare un evento così prestigioso in una città così meravigliosa quale è la nostra capitale, e dunque non parlo da indifferente. Tuttavia mi sento in dovere di sottolineare e condividere la posizione del nostro premier, che si è distinto ancora una volta per coraggio e responsabilità, prendendo una decisione molto poco comoda e molto poco popolare. Soprattutto penso sia giusto sottolineare questo a fronte delle precedenti esperienze governative, nere o rosse, blu o arancioni che siano state, nelle quali l’abitudine al ragionamento a breve termine (elezioni) invece che al lungo termine (prossime generazioni, rifacendomi alla felice espressione del fu Alcide De Gasperi) avrebbe senza dubbio portato alle grandi proclamazioni in stile Ventennio lasciando pagare al governo successivo (anzi, agli italiani) il caro prezzo di una decisione temeraria e imprudente.
Concludo rifacendomi alle righe di commento che ho lasciato recentemente al post relativo all’incidente comunicativo del premier riguardo alla faccenda del precariato. Voglio precisare che non scrivo da strenuo difensore di Monti; scrivo piuttosto perché sono irritato dalla faciloneria con cui gli italiani criticano i loro politici (non a torto, ma le esperienze passate non devono pregiudicare quelle presenti, altrimenti non ne usciamo più), e che siccome mi sento di concedere una chance a Monti (d’altra parte non vedo alternative, nel senso che qualcuno prima o poi doveva affrontare i gravi problemi in cui versiamo a causa di anni e anni di inerzia), spero di diffondere un pochino più di fiducia nei confronti del suo operato. Avanti così.
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Sei sicuro che sia sta una scelta così poco popolare? Ieri sera sentivo che a TGSky24 un sondaggio dava l’89% di favorevoli alla scelta di Monti. Pensa, poi, al solo elettorato leghista che è favorevole quasi nella sua totalità alla scelta di Monti. Non capisco cosa c’entri il tuo riferimento a celebrazioni in stile Ventennio. Durante il Ventennio non ci furono Olimpiadi in Italia. Quanto poi al fastidio degli italiani per i politici, penso che siano ampiamente motivati. Quello che il governo Monti dimostra, secondo me, così come lo ha dimostrato il governo Ciampi, è che i politici non servono a molto. Nel caso in questione (dare l’avvallo governativo alla candidatura olimpica, il che equivaleva a dare una garanzia finanziaria), Monti ha fatto una scelta sostenuta dall’opinione pubblica. Ritengo sia stata una scelta giusta, ma non coraggiosa come dici tu, bensì piuttosto di semplice buonsenso.
@Pier – riguardo alla tua affermazione “i politici non servono a molto”, cosa intendi? @Federico, concordo con quasi tutto quanto hai scritto, ma anche a me pare che la scelta non sia stata poi così impopolare almeno a quanto dicono i risultati di questo sondaggio del CorSera.
Riguardo alla scelta impopolare, e qui rispondo a Pier e Andrea insieme, in effetti ho saputo anche io che i sondaggi ne erano favorevoli; bene così, forse allora sono stato troppo pessimista riguado al buon senso degli italiani.Riguardo al Ventennio non mi riferivo a celebrazioni Olimpiche, ma immaginavo la retorica con cui i politici nostrani attuali avrebbero sostenuto la candidatura e l’eventuale successo, e l’ho associata in fretta a quel binomio sport-patria che era tanto caro a Benito Mussolini e alle grandi proclamazioni in stile fascista. In questo senso “proclamazioni stile Ventennio”. Riguardo al buon senso e al coraggio, beh, spesso ci vuole coraggio a scegliere con buon senso.
A dire il vero, il binomio sport-patria era caro anche ai regimi comunisti. Basta andare a farsi un giro a Cuba, per vederlo dal vivo. Le uniche olimpiadi che sono state fatte in Italia vedevano al potere governi democristiani. Strano che tu non lo abbia evocato, avendolo a disposizione. Per quanto riguarda, l’utilità dei governanti, io penso che si possa fare a meno della selezione democratica dei politici, ma di questo argomenterò più estesamente in altro momento. Accoppiare coraggio e buon senso, mi pare giocare con le parole. La scelta è stata fatta perché aveva il sostegno dell’opinione pubblica. Il capo del governo non è un eroe greco, né un riformatore politico: non santifichiamo troppo Monti…
1) Non c’è bisogno che tu puntualizzi il fatto che il legame sport-patria fosse caratteristico dei regimi comunisti come di quelli fascisti; dal momento che ho parlato del fascismo perché è il caso a noi più familiare, e che ti garantisco che non c’era alcuna malizia di intenti nell’escludere il comunismo, la tua è una puntualizzazione pedante.
2) Non accanirti a fare lo storico, hai frainteso ancora: come specificavo prima, parlavo di proclamazioni facendo riferimento ad una certa retorica, e non ad un particolare periodo storico.
3) Ho appunto puntualizzato (magari leggi con più calma) che non voglio santificare Monti.
A dire il vero, ti leggo con olimpici interesse, acribia e calma, Federico.
La puntualizzazione è pertinente dal momento che quel legame sport-patria è
trasversale, proprio della retorica dei totalitarismi, così come dei regimi
democratici, poiché rientra nell’uso politico dello sport. È un argomento che a
me interessa molto, forse anche ad altri in questo blog. Andrebbe, forse,
indagato il fatto che le olimpiadi (e altri eventi sportivi mondiali) sono
talvolta state le vetrine di paesi emergenti e lo saranno anche nel futuro (con
il Brasile). Difficile che lo siano di un paese in piena decadenza come
l’Italia. Argomenti che eccedono il tuo post, ma che magari possono essere
materia di ulteriore discussione, non pedante secondo quelli che mi immagino i tuoi
auspici, che non mancherei di sottoscrivere. La santificazione di Monti non la
rimproveravo al tuo laicissimo post, ma a un coro generale di consenso che vedo
sui giornali non solo cartacei. Hai ragione che avrei dovuto essere più
preciso, ma temevo di essere eccessivamente pedante. Rimane, invece, vero che
questa encomiabile scelta è stata fatta con il sostegno dell’opinione pubblica,
come tu non pensavi. Non è stata quindi una scelta coraggiosa e controcorrente,
ma, per nostra fortuna, una scelta che incontra il desiderio dell’opinione
pubblica di non imbarcarsi in avventurismi. È anche vero che questo diffonde la
fiducia nel suo operato, anche internazionalmente, come ‘un pochino’ hai fatto
tu. Io mi auguro che questo vada di pari passo a una crescente sfiducia nel nostro
ceto politico, ma qui le nostre strade si dividono, se ho capito bene, non un
pochino, ma in maniera sostanziale.