“La rivincita delle donne”. “Sono queste le donne che ci piacciono”. Dopo il podio del 62° festival di Sanremo (Emma, Arisa, Noemi), tutto al femminile, tutto di trentenni e di ragazze normali (senza vestiti inguinali, eccetera, eccetera), giù con le solite affermazioni (per carità, legittime) sulla figura della donna in Tv. Tutto giusto, però qualcuno si è soffermato su due particolari? Ovvero: il testo della canzone “Non è l’inferno” che ha vinto e la imbarazzante sceneggiata della cantante vincitrice che non ricorda i nomi degli autori della sua (la sua!) canzone.

 

Imbarazzante, oltre che moralmente ingiusto nei confronti di chi, comunque, le ha scritto il brano che l’ha condotto alla vittoria. Per carità, la voce di Emma è così potente e il suo timbro così nitido che anche lei ha contribuito alla sua vittoria, ma almeno ricordarsi gli autori.

 

La storia della canzone, è un po’ confusa, ma a tratti merita. La voce narrante è un uomo sicuramente ultrattente (due guerre senza garanzie di tornare), ridotto in miseriea (mi ritrovo a non tirare a fine mese), con un figlio trentenne (che a trent’anni teme il sogno di sposarsi). Insomma, questo è solo l’inizio e la storia è già complicata. Soprattutto perché questa persona anziana se la prende con Monti (o con Napolitano?) (Se tu hai coscienza guidi e credi nel Paese), attacca in qualche modo l’articolo 18 (per un giorno di lavoro c’è chi ha ancora più diritti di chi ha creduto nel paese del futuro) e poi il climax si conclude con un invito “alla pari” (Ho pensato a questo invito non per compassione ma per guardarla in faccia e farle assaporare un po’ di vino e un poco di mangiare).

 

Tralasciando una serie di errori nella costruzione della sintassi (soggetti scollegati e simili), c’è un dato da sottolineare: la canzone di Emma su un tema impegnato (più di un tema: la perdita del lavoro, la fine delle certezza, il figlio precario) ha la meglio sulle due “canzonette” d’amore (as usual a Sanremo) di Arisa e Noemi. In fondo, anche questa è una piccola rivoluzione…

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  1. Francesco @ 2012-02-24 13:39

    Al di là dei “syntax horror” gli errori del testo sono concettuali:a) nessuno può avere combattuto due guerre mondiali (l’ultima classe chiamata per il 1915-18 era quella del ’99, che ai tempi della seconda guerra mondiale era composta da ultracinquantenni) da soldato;b) anche se la Seconda Guerra Mondiale il protagonista l’avesse vista da partigiano o repubblichino (e quindi il “senza garanzia di tornare” sarebbe quello del partigiano, ci può stare) oggi la persona in questione avrebbe 113 anni. Direi che si commenta da se…c) anche ammettendo che costui sia ancora vivo, non può avere un figlio di 30 anni. Neanche un nipote, a voler proprio fare la punta alle spille, ma il nipote ci potrebbe stare.Con questo cosa voglio dire?Che la canzone è scritta male. Bastava renderla corale (due, tre personaggi) e il gioco delle età si risolveva….

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