Il numero 42 de La società degli individui (2011/3) è dedicato a due grandi temi: quello del realismo politico (con quattro contributi, tra cui i pregevoli interventi di Stefano Petrucciani e Roberta De Monticelli) e quello della rivolta (con testi di Pierandrea Amato, Lorenzo Bosi, Vincenza Pellegrino). Di solito, in opere come questa, gli eventuali testi classici aggiunti hanno una funzione didascalica, documentaria, illustrativa. Si tratta di testi sui quali si ritorna volentieri, ma che restano comunque marginali e certo non rubano la scena a quelli più recenti e aggiornati. Non è il caso di questa volta: il volume infatti offre la traduzione italiana inedita a cura di Maurice Weyembergh (pp. 95-112), di Nota sulla rivolta (1945) di Albert Camus. Potrebbe sembrare che io esageri. Si potrebbe infatti osservare che quello di Camus è un pezzo breve, che ha l’andamento e lo sviluppo provvisori tipici di una nota e, inoltre, che esso non è vitale da un punto di vista storiografico. La Nota, infatti, costituisce la versione preliminare del ben più ampio e noto testo, pubblicato nel 1951 in forma di volume, e intitolato L’uomo in rivolta. È proprio quest’ultimo a essere importante, dato che ha una storia degli effetti notevole: suscitò un’aspra polemica nell’ambito della sinistra francese e una drammatica rottura dell’amicizia tra Camus e Jean Paul Sartre. Anche ammesso tutto questo, va però riconosciuto che le pagine della Nota conservano un grande interesse sia per i contenuti proposti, leggibili a molti livelli, sia per l’esplosiva carica polemica che hanno, sia infine per il gusto letterario di una prosa assertiva, tagliente, di grande impatto comunicativo. La Nota ha il pregio di offrire in sintesi estrema quello che il lettore altrimenti deve ricavare dalla lettura delle circa trecento pagine dell’opera del 1951.
Cedo volentieri al fascino delle pagine di Camus e, di seguito, raccolgo qualche idea circa alcune piste di lettura, se non neglette, almeno non molto frequentate. Esse infatti, pur arrivando anche al politico, non prendono le mosse da esso. Che la rivolta sia una questione di attualità lo ricordano nel volume, a ogni buon conto, anche i saggi di Pierandrea Amato e di Vincenza Pellegrino. Essi infatti richiamano tra l’altro, rispettivamente, la rivolta di Londra del 6 agosto 2011 (p. 55) e le attività No Tav, No Inceneritori, etc. (p. 81). Si tratta di una lettura della rivolta filosofico-politica e sociologica del tutto in linea, quanto al livello di analisi, con quella data del libro di Camus da Sartre. Il lavoro di Camus, mi sembra che si presti e meriti invece di essere esplorato, facendo i conti con altri livelli di lettura, cercando anche di approfondire le ragioni dell’attacco di Camus a Max Scheler. Read the rest of this entry







