Il prof. Mordacci, promotore di Moralia on the Web, ha rilasciato un’intervista online al sito Riflessioni.it.
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Massimo Reichlin:
Il secondo dubbio è che si corrompa la realtà. A tal fine, la seconda realtà, quella in cui si scivola dovrebbe essere negativa. Ma l’uomo artificiale è da respingere? Ci sarebbe davvero qualcosa di intrinsecamente sbagliato o immorale? Un essere umano il cui DNA artificiale funzionasse come motore?
L’individuo che così risulterebbe non sarebbe del tutto analogo a quello che noi conosciamo?. Non si vede perché dovrebbe venire intaccata la sua capacità di essere umano, di auto-determinarsi.
E supponiamo che in virtù della sua artificialità il suo genoma sia MIGLIORE. Forse sarà meno suscettibile alle malattie, anche semplici raffreddori. Perché non dovrebbe essere considerato un individuo migliore – dotato di maggiori opportunità di un individuo come noi?
In sostanza ciò che facciamo timidamente attraverso la terapia genica forse potrebbe essere realizzato meglio in un ipotetico essere umano artificiale. In sostanza, lo scopo non è creare quei mostri che popolano la letteratura e la produzione cinematografica.
Tenere alto il controllo e la cultura, controllare le applicazioni della ricerca, analizzare razionalmente la realtà: così molte di queste cose potranno essere utili.
Un piccolo contributo può essere dato anche dalla tradizione filosofica.
Massimo Cacciari:
Il nostro tempo è dominato dal progetto tecnico-scientifico. Può piacere o meno ma le grandi potenze sono queste. La filosofia ha un piccolo compito?
No, un enorme compito!
Se la scienza non è anche co-scienza, allora avremo gli zombie. Se la scienza non si ricorda di essere “cum”, essa cessa di essere scienza e di sapere. Una scienza che non sa è una contraddizione in termini. Lungi dall’essere superata, la filosofia riesprime l’esigenza di essere la coscienza del proprio tempo. Di essere in relazione con le ricerche più avanzate che la scienza e la tecnica propone. Un compito immenso. E’ esemplare del significato che diamo al termine FILOSOFIA:
Amore, Cura, per le varie forme del Sapere.
Non per spiegare allo scienzato cosa fa (lo scienziato non si interessa a questo). Ma per collocare tale scienza. Il discorso collega diverse discipline. E’ la ratio, il logos, su cui occorre riflettere. Perché ogni disciplina si svolge nel comune.
Questa idea di poter essere demiughi accompagna tutta la nostra civiltà. Co-scienza: “scienziato cerca di vedere un po’ la destinazione del tuo progetto!”. Forse è bene che tu lo sappia. Che tu non sappia che la tua forma del fare è necessaria e universale. L’idea di poiesis nell’antica grecia non è affatto la stessa. Questo fare che consiste nel trarre fuori il frutto della natura non centra nulla con il fare tecnico contemporaneo. Sono forme diverse del fare.
L’uomo è tutto storico artificiale. Siamo sempre post-umani rispetto all’uomo di prima. L’uomo nella polis greca, romano, il cittadino della res-pubblica cristiana, etc: siamo sempre post-umani rispetto all’uomo di prima. Filosofia “cum!”. Vediamo la ratio, le relazioni tra queste diverse visioni dell’umano.
La natura umana è questa? Piuttosto ci sono analogie. Siamo natura che pensa, ma che pensa cose diversissime, gli uni dagli altri e epoca per epoca. E’ quindi una natura artificiale, il cui elemento naturale è immanente a quello artificiale, un logos che è xenon.
C’è un pericolo? Questa strada è aperta da sempre. I greci l’avrebbero chiamata hybris? Questa superbia è una strada che nella nostra cultura è sempre stata aperta. Si tratta di essere insieme co-scienti che questa è una possibile destinazione. Gli effetti e le implicazioni politiche sono immense. Dove si studia tutto ciò? Qui. Questo è il campo della filosofia. Una filosofia che non affronta dall’esterno come giudice supremo ciò che fa lo scienziato, ma in relazione. Senza misurarsi con tali questioni non si è coscienti del proprio tempo, oggi più che mai nel passato.
Michele Di Francesco:
Vorrei recuperare due o tre idee, che si collegano all’area di cui mi occupo: filosofia della mente e scienze cognitive.
Dei temi che sono stati toccati quello che toccherò per primo è il tema della cultura scientifica. A parte la domanda “siamo sempre post-umani?”, per me la domanda è “siamo sempre post-umani, oppure lo siamo un po’ di più rispetto al passato?”.
L’altro punto è la distinzione naturale-artificiale.
Guardiamoci qua dentro. C’è qualcosa di naturale? Non ho visto un fiore. Noi siamo naturali? Pensiamo al processo di educazione. La mente ha forgiato questa aula. I grandi motori sono stati certamente il DNA, abbiamo la mente (le strutture cerebrali) del pleistocene. Ma quanto è cambiato intorno! L’altra parte è stato lo sviluppo culturale, dovuto all’intelligenza che ci permette di cambiare il mondo.
L’intelligenza è da un lato radicata nel corpo, ma non solo, anche in strumenti esterni. Pensate di quanto tempo ha bisogno un bambino per imparare a leggere.
Questi due motori, potenzialità biologiche e culturali, hanno finora lavorato insieme, ma lo sviluppo culturale è stato vincolato dalla biologia. Se posso parlare è perché l’area di Broca sta funzionando, elaborando elementi sintattici. Se cercate di violare le regole della grammatica universale l’area non si attiva!
Finora i due elementi coabitavano. Ma ora la nostra cultura può retro-agire sulla biologia, spostando quei vincoli che determinavano la nostra natura-cultura. Possiamo con il nostro cervello pensare di modificare il cervello.
Ci sono già dei farmaci per questo. Quando in futuro sarà possibile utilizzarli senza effetti collaterali cosa dovremo fare? Se avete visto il film Eternal Sunshine for a Spotless Mind (se mi lasci ti cancello) si parla della possibilità di cancellare i ricordi di un fidanzato.
Susan Green ha menzionato due pericoli: 1) rinunciare alla nostra autonomia delegando decisioni a “sistemi che ci rendono facile la vita”. Pensate a un mondo super-computerizzato in cui dalla culla alla tomba saremmo assistiti da tecnologie intelligenti.
2) Il secondo problema già si pone nell’ambito dell’informatica come “digital divide”. Una parte del mondo che entra nell’era del cyborg o del potenziamento e un’altra che rimane all’età della pietra. Questa distanza diverrà ancora più insopportabile. Siamo abituati a stare nella nostra stanza con l’aria condizionata e guardare ciò che accade ad Haiti. Ma pensate a differenze ancora più profonde, fino in fondo alla nostra corporeità.
Quello che possiamo fare in futuro a noi stessi e al nostro mondo è così rilevante che c’è bisogno di cultura filosofica (e scientifica). C’è bisogno di una cultura che venga insegnata. Uno degli argomenti contro il suffragio universale era “ma come fai a votare se non capisci niente”. Non vorremmo che ci venga detto questo in una società futura, abbiamo bisogno di cultura filosofica.


