Sarà stato uno scivolone comunicativo, fatto sta che il Presidente del Consiglio Mario Monti, definendo il posto fisso «monotono» (in un intervento a “Matrix”, su Canale 5), ha scatenato un vespaio di polemiche.

Da Facebook a Twitter, il popolo di Internet ha immediatamente crocifisso il Premier, ma critiche sono arrivate anche dai partiti e dai sindacati. A partire da Susanna Camusso, per la quale «in questo momento ci sarebbero in Italia tantissime persone che sarebbero felici di annoiarsi ma ce ne moltissime che non si possono annoiare perché stanno cercando disperatamente un posto di lavoro. Più che fare delle battute -tuona la leader della Cgil – bisognerebbe indicare loro quale strada il Paese intende intraprendere».

«Il posto fisso diventa monotono quando uno ce l’ha, e ti puoi guardare intorno. Quando non ce l’hai è desiderabile»,

commenta infatti il segretario del partito Democratico Pier Luigi Bersani, che poi sottolinea: quella del premier è stata «una battuta. Il pensiero di Monti, che conosco, è un po’ più articolato».

Parla invece di un «Monti invasato irresponsabile che guarda alla società dal buco della serratura di una banca», Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista, che aggiunge: «Il suo attacco al posto fisso, in un momento in cui la gente ha paura del domani, è tipico di un signore ricco che letteralmente non sa come vivono le persone normali. Ed è anche -prosegue- un affronto ai giovani: ma quale monotonia? Lo vada a dire alle centinaia di migliaia di precari, sfruttati, sotto pagati, senza diritti. La flessibilità in Italia è stata declinata solo e soltanto come precarietà: ed è vergognoso che un premier usi certi termini di fronte al dramma di tanti lavoratori».

Critiche anche dall’Idv. Per Antonio Di Pietro Monti «prova a fare il furbo ai danni di milioni di ragazzi. E’ come dire a uno che non mangia da giorni che la dieta fa bene».

Ironico il segretario de la Destra, Francesco Storace: «Quando si parla del problema lavoro a me vengono i brividi perché è un problema sociale serio. Monti non avrà tempo per annoiarsi perché farà il senatore a vita e avrà il suo posto fisso, quindi dovrebbe fare molta attenzione quando usa le parole».

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La crisi economica della Grecia sta travolgendo tutto: regole, famiglie, giovani, ceti sociali. Anche le regole fondamentali di una società democratica degna di questo nome. Sembra impossibile da pensare, eppure quello che nessuna madre mai farebbe, in Grecia è avvenuto: l’abbandono dei figli negli istituti di carità o nei centri per poveri.

  • COSA STA SUCCEDENDO? - In Europa scene del genere sembravano relegate ad un passato lontanissimo, che affondava le sue radici nei periodi post bellici. Invece tutto questo succede davanti ai nostri occhi, a pochi chilometri dalle nostre coste. Nella Grecia strozzata da disoccupazione, inflazione e debiti publlici, la Troika (la triade di controllori dell’Unione europea, del Fondo monetario internazionale e della Banca centrale europea) di fatto fa il bello e il cattivo tempo. Anche questo: «Oggi non tornerò a prendere Silvia (i nomi dei minori sono inventati, a tutela della loro identità, ndr), perché non posso più permettermi di crescerla. Vi prego, abbiate cura di lei», ha scritto una giovane madre alla maestra di un asilo di Atene, poche settimane prima di Natale. In un Paese tradizionalmente ancorato al valore della famiglia, queste storie, riportate sempre più spesso dai giornali locali, sono uno choc per l’opinione pubblica. Eppure sono portate a ripetersi, quando, nei prossimi mesi, la crisi finanziaria è destinata a peggiorare. Secondo un documento riservato, del quale è entrato in possesso il settimanale tedesco Der Spiegel, il Fmi avrebbe infatti intenzione di proporre alcune modifiche al piano di salvataggio, in cambio del nuovo pacchetto di aiuti della Troika. Insomma, per la Grecia arriveranno nuovi sacrifici, almeno per un anno, se non di più.

LE MISURE DEL GOVERNO - Finora, le misure decise dal precedente governo di George Papandreou e dal premier Lucas Papademos per arginare il tracollo non hanno convinto i controllori. A giudizio del Fmi, le tasse riscosse sono state inferiori alle aspettative e anche le privatizzazioni disposte sono state troppo deboli. «Se non saranno votate le nuove misure di austerity richieste dalla Troika, si andrà alle elezioni, che per la Grecia significano il fallimento e l’uscita dall’Eurozona», ha messo in guardia il primo ministro. In un Paese in cui, per volere della Troika, i salari minimi garantiti dovranno essere portati sotto i 600 euro mensili, la macelleria sociale è destinata a essere altissima.

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 Oltre il tragico destino dei passeggeri, la tragedia della nave “Concordia” ha rilanciato nel grande pubblico, soprattutto in Italia, l’interesse per la psicologia morale. Quasi tutti i quotidiani hanno schiaffato in prima pagina le registrazioni del dialogo tra gli ormai arcinoti Comandante Schettino (il “bello e cattivo”) e De Falco, il “capo assertivo della Capitaneria di Livorno” (copyright Gramellini), che non è brutto, però scusate, mi serviva un titolo a effetto e non mi veniva di meglio.

E gli italiani tutti su internet a commentare, mettendo alla gogna il primo, per il suo comportamento da vigliacco, e osannando il secondo, per… non si capisce bene perché (come molti hanno fatto rilevare, si è limitato a compiere il proprio dovere, scaldandosi un po’).

A mio avviso il commento più interessante è stato scritto da Massimo Gramellini stamane sul “La Stampa”. Mi ha colpito specialmente il passaggio che dice:

Eviterei però il gioco insistito dei paragoni: l’eroe contrapposto al vigliacco, l’italiano buono all’italiano cattivo, fino all’urlo autoassolutorio che ho letto su un blog: «Io sono De Falco». Anch’io. Anche Schettino, credetemi, se fosse stato sulla poltrona di De Falco sarebbe stato De Falco e avrebbe dato ordini perentori al se stesso vigliacco che tremava in mezzo al mare per la paura di morire.

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Chi scrive e alcuni autori di questo blog lavorano o collaborano presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, il cui fondatore, don Luigi Maria Verzé, è deceduto questa mattina alle 7.30 per arresto cardiaco.

Riporto qui a ricordo e a commento la dichiarazione rilasciata da Massimo Cacciari, che personalmente condivido.

Massimo Cacciari, ricordo di Don Luigi Maria Verzé

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A Londra  è stata pubblicata la relazione dell’inchiesta coordinata da Lord Woolf volta a chiarire i rapporti tra il regime libico e la London School of Economics and Political Science. L’istituzione stessa aveva incaricato Lord Woolf a procedere all’investigazione in seguito allo scandalo il cui scoppio la scorsa primavera portò alle immediate dimissioni del direttore Howard Davies.

La relazione è un documento molto atteso da tutti gli studenti e i ricercatori dell’università e la cui lettura è, come scrive la direttrice ad interim Judith Rees nella mail interna con cui ci aggiorna, assai dolorosa per chi ha dedicato tanto passato (o tanto futuro, mi viene di aggiungere) a questa istituzione.

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Qualche “antipasto” prima di parlare di cose serie:

“We’re really lucky to have found foreigners to milk our cows” ovvero “siamo stati molto fortunati a trovare stranieri che mungano le nostre vacche”: una storia sulla comunità Sikh nel distretto del Parmigiano (in inglese).

La micro-dimensione delle aziende italiane è la causa della nostra stagnazione? Se lo chiedono gli stranieri su Thinkprogress.

A volte ritornano: 

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