Lunedì 7 maggio 2012 dalle ore 14 alle 16, presso l’Università Vita-Salute San Raffale (Via Olgettina 58, Milano) in aula Scuola di Atene,

il Prof. Alfred Mele (Florida State University)

terrà un seminario dal titolo:

Unconscious Decisions, Conscious Reasoning, and Free Will

Per visualizzare la locandina del seminario: Seminario Prof. Mele

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L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in collaborazione con l’Associazione di Studi Umanistici Leussô e l’Associazione Culturale Mores ha inaugurato a gennaio una serie di incontri aperti al pubblico, i quali hanno come tema la relazione fra linguaggio e potere e coniugano un’impostazione storico-filosofica con una particolare attenzione ai temi del presente.

Per il mese di maggio il programma è il seguente:

 

14-16 maggio 2012 ore 17:30
Gianluca Sacco  (Associazione Leussô)
Un ‘mondo altro’: parresia, profezia, postcoloniale in M. Foucault, C. Wolf e H.K. Bhabha
14 maggio – La ‘parresia’ di Diogene in Michel Foucault: il coraggio di dire il vero e la performatività del corpo
15 maggio – La profezia di Cassandra in Christa Wolf: l’impotenza della verità e l’immagine reificante
16 maggio – L’ambivalenza del discorso post-coloniale e l’esigenza di una lingua multiculturale in Homi K. Bhabha

17 maggio 2012 ore 17:30
Anna Camaiti Hostert (Florida Atlantic University)
Theory of Visual Culture. Il potere delle immagini

28-30 maggio 2012 ore 17:30
Geminello Preterossi  (Università degli Studi di Salerno)
Ciò che resta della democrazia
28 maggio – Il discorso democratico: genealogia e aporie
29 maggio – Lo svuotamento degli spazi pubblici e della rappresentanza
30 maggio – Crisi e metamorfosi del soggetto politico

31 maggio 2012 ore 17:30
Jean-François Kervégan (Université de Paris I)
Il diritto, il linguaggio e il potere della saggezza in Alexandre Kojève 

 
Segreteria: dr.ssa Alessia Rapone

Tel.: 06.94.366.39 – 334.81.02.133

Viale Regina Margherita 1 (IV piano) 00198 Roma

Email: iisf.scuoladiroma@gmail.com

Website: www.iisfscuoladiroma.it

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Per comprendere il pensiero di Hugo Tristram Engelhardt jr., noto medico e filosofo americano, è fondamentale partire da un presupposto : il sentimento di sfiducia nei confronti della risoluzione, da parte della ragione umana laica, dei conflitti bioetici che sorgono dalle differenze di carattere religioso e culturale. Nella sua ultima pubblicazione, Viaggi in Italia. Saggi di bioetica (Ed. Le lettere, Firenze 2011, pp. 428, € 38), l’autore ripercorre in 23 saggi quella linea argomentativa che sulla base di chiare premesse filosofiche – il rifiuto appunto di una ragione laica universale  – giunge a suggerire la propria soluzione ai problemi morali che oggigiorno vengono posti con urgenza dalla contaminazione di filosofia, tecnologia e medicina.

Secondo Engelhardt è con l’incoronazione di Carlo Magno che l’Occidente avvia quel processo di autonomizzazione della ragione dalla fede  – prima in senso teologico, poi filosofico-morale – che getta le basi per l’affermazione, nella modernità, del metodo scientifico come via di accesso privilegiata per la conoscenza del mondo che ci circonda. L’ideale illuminista di una ragione universale e universalmente accessibile in grado di condurre l’umanità a liberarsi dal sonno dogmatico spinge i filosofi a credere nella possibilità (e nel dovere) di costruire un’etica oggettiva e condivisibile al di là delle differenze di carattere religioso e culturale (Kant è in questo senso paradigmatico). Le controversie che scaturivano da diverse visioni del mondo erano ritenute superabili attraverso la scoperta di nozioni valide per ogni persona, per ogni luogo, per ogni tempo.

Se non che oggi, dopo due secoli in cui tutto è successo tranne che la scoperta della morale universale, Engelhardt riconosce il fallimento radicale di tale progetto, con il risultato che l’illuminismo non solo ci ha fatto perdere la fede nella fede, ma anche la fede nella ragione (p. 100). Secondo Engelhardt l’umanità è troppo radicata nelle proprie credenze di carattere settario, perché possa raggiungere un consenso globale dai contenuti etici laici e universali. E tale legame radicale non sussiste perché l’umanità non vuole liberarsi dalle proprie credenze, ma perché non può – trova in esse la propria identità. In altre parole, non è un problema cognitivo o di emancipazione, ma di natura sostanziale.

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Domani, giovedì 26 aprile, si terrà il 7° incontro per il ciclo di seminari “Verità e politica. Opzioni, metodi e stili”.

Relatore per questo settimo incontro sarà Maurizio Ferrera con un intervento intitolatoStoria, oggettività e riferimento ai valori. Rivistitare Max Weber”.

Come di consueto, il seminario si svolgerà alle 14.00 presso la sede della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano, in via Conservatorio 7 (aula seminari).

Per l’elenco completo dei seminari si veda: http://moraliaontheweb.com/2011/09/29/incontri-seminariali-verita-e-politica-opzioni-metodi-e-stili/.

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Continuano le attività del secondo semestre del Laboratorio di Filosofia e Cinema dell’Università San Raffaele.

Mercoledì 18 Aprile, dalle ore 16:00 alle 18:00

in Aula Pitagora (Dibit 2, via OIgettina 58 – Milano)

Umberto Curi (Università di Padova)

terrà l’intervento

Primo amore di Matteo Garrone: un’analisi filosofica”

Per calendario completo degli incontri del secondo semestre, cliccare QUI.

Per partecipare al seminario ed essere informati delle iniziative del Laboratorio di Filosofia e Cinema si prega di registrarsi presso il sito http://www.unisr.it/form/LaboratorioFilosofia2011

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R. MacKinnon, Consent of the Networked, Basic Books, 2012, pp. xxv-294

Proviamo a prendere in considerazione tre dilemmi che non sfigurerebbero in un volume di filosofia politica o di etica pubblica e che ruotano tutti attorno alla struttura del Web:

-          La libera espressione è un valore tenuto in alta considerazione dagli sviluppatori di software per il web, i quali cercano di strutturare la rete sulla base di un’ideologia ‘libera’, ‘open’: ognuno deve essere nella condizione di poter sostenere le proprie opinioni e di arricchire il programma software stesso. D’altra parte, però, è necessario evitare che la libera espressione di qualcuno arrechi danno a quella di altri o che la programmazione non sia intralciata da individui male intenzionati: trolls, stalkers e hackers sono all’ordine del giorno. Il problema è che l’anonimato degli utenti di Internet molto spesso promuove questi comportamenti eticamente scorretti: coperti da nomi di comodo, le persone si sentono libere di sfogare i peggiori istinti. Una soluzione consisterebbe nel abolire l’anonimato degli utenti. Questa soluzione – per altro già inserita nei terms of use di Facebook e adottata dalla Corea del Sud, che richiede una copia della carta d’identità per generare un ID sul web – rischia di creare più problemi che benefici (cfr. la storia della povera donna coreana alle pp. 90-92). Inoltre, si rischia di compromettere la stessa libertà di espressione: in paesi autoritari come la Cina o l’Iran, l’anonimato è un prerequisito necessario per poter dare voce alle proprie opinioni. In sintesi il dilemma è il seguente: o si mantiene l’anonimato o lo si nega. Se lo si mantiene, allora si difende il valore della libera espressione nei paesi autoritari, ma si rischia di promuovere comportamenti eticamente scorretti. Se si cancella l’anonimato, si evitano delle azioni potenzialmente lesive della sensibilità altrui, ma si limita la libertà di espressione di dissidenti politici che usano social network come Facebook e Google+ per organizzare le proprie azioni.

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