M. Foessel, La privation de l’intime. Mises en scène politiques des sentiments, Seuil, Paris 2008

Questo agile volume difende una tesi che si potrebbe riassumere così: nel panorama politico contemporaneo assistiamo a una progressiva pubblicizzazione delle relazioni intime la cui ragione risiede, malgrado le apparenze, nella privatizzazione di tale sfera. Tale posizione, che a tutta prima può sembrare paradossale, viene argomentata attraverso alcune tappe di cui proverò qui a restituire il senso complessivo. 

Partendo da una ricognizione storico-filosofica che affonda le proprie radici in Sant’Agostino, Michaël Fœssel ci ricorda che intimo è superlativo di interiore; inoltre, sottolinea come l’intimo sia connesso con la sfera politica. Tale affermazione – così si legge a p. 13 – si giustifica mediante i seguenti corollari: «1) la possibilità dell’intimo suppone che certe condizioni politiche siano soddisfatte […]; 2) l’intimo è alla radice di una protesta la cui natura non è affatto antipolitica».

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15 Dicembre 2011

Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR)

P.le Aldo Moro, 7 – 00185 Roma

Convegno

NEUROETICA E TRIBUNALI

Profili di responsabilità morale, giuridica e sociale nella prospettiva delle neuroscienze

Organizzato da: Modulo di Ricerca “Bioetica, Etica della Ricerca e Diritto”, Istituto di Studi Giuridici Internazionali (ISGI-CNR)

In collaborazione con:

Sezione di Storia della Medicina, Facoltà di Farmacia e Medicina, Sapienza Università degli Studi di Roma

Dipartimento di Filosofia, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Roma Tre

 

Negli ultimi vent’anni, i tribunali di tutto il mondo hanno evidenziato un incremento dell’impiego di teorie e tecnologie neuroscientifiche nei procedimenti giudiziari civili e penali. Muovendo dalla prospettiva delineata dalla neuroetica, disciplina di intersezione tra bioetica e neuroscienze, il Convegno discute le implicazioni di carattere etico-filosofico, tecnico-scientifico, giuridico e sociale del tema. I nuovi modelli neuroscientifici del comportamento criminale e l’uso delle neurotecnologie come prove processuali nelle perizie tecniche (dalla behavioural genetics al neuroimaging) rendono infatti controversa la nozione di responsabilità penale negli ordinamenti dei vari Stati e pongono nuovi interrogativi sulle misure per il possibile recupero del soggetto criminale ed, in generale, per la comprensione dei fenomeni sociali. Queste tecniche hanno dato luogo allo studio delle basi organiche della nostra nozione ordinaria di responsabilità morale, nozione fondata sui concetti filosofici di coscienza, autodeterminazione e libero arbitrio, che orienta la categoria della responsabilità giuridica all’interno dei sistemi normativi occidentali. Il Convegno si propone di discutere il rapporto tra neuroscienze e scienze forensi, con particolare riferimento al problema dell’utilizzo delle nuove tecniche di neurogenetica e di neuroimmagini funzionali (soprattutto PET e fMRI) a scopo investigativo e probatorio all’interno del processo civile e penale, nonché di comprendere l’impatto che tali tecniche avranno sulla teoria del diritto. Il Convegno, in ultimo, si interroga sulle possibili conseguenze delle acquisizioni neuroscientifiche sul complesso della società. Oggetto della discussione sarà anche l’analisi comparata tra casistica statunitense ed italiana, al fine di valutare il modo in cui l’utilizzo degli strumenti e delle conoscenze in oggetto è in grado di produrre declinazioni giuridiche differenti nei diversi ordinamenti.

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Con questo post si vogliono segnalare alcuni testi usciti nelle settimane precedenti – sia sul mercato italiano sia su quello di lingua inglese – che potrebbero interessare il pubblico di Moralia on the Web:

 

K. A. Appiah, Il codice d’onore. Come cambia la morale, Raffaello Cortina editore

Usi e costumi cambiano quando entrano in conflitto con il codice d’onore. In questo libro, Kwame Anthony Appiah invita il lettore a esplorare alcuni punti di svolta che hanno segnato la storia dell’umanità. Descrive una delle ultime sfide, tra un ministro britannico e un eccentrico duca, prima che il duello fosse definitivamente soppresso, analizza la fine della consuetudine della fasciatura dei piedi per le donne cinesi e il rapido formarsi di un consenso sociale che ha condotto all’abolizione della schiavitù. In queste e in altre circostanze, l’onore si rivela al tempo stesso vincolo e potere di liberazione, mantenendo ancora oggi inalterata la sua forza.

 

 

D. Demetrio, Perché amiamo scrivere. Filosofia e miti di una passione, Raffaello Cortina Editore

Riscoprire i miti antichi che la scrittura risveglia, oltre alle ragioni profonde – e poco indagate – per cui amiamo scrivere, costituisce il filo conduttore di questo libro. L’autore passa in rassegna i diversi aspetti della passione per la scrittura, anche quando essa si rivela una mania.

 

 

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A Londra  è stata pubblicata la relazione dell’inchiesta coordinata da Lord Woolf volta a chiarire i rapporti tra il regime libico e la London School of Economics and Political Science. L’istituzione stessa aveva incaricato Lord Woolf a procedere all’investigazione in seguito allo scandalo il cui scoppio la scorsa primavera portò alle immediate dimissioni del direttore Howard Davies.

La relazione è un documento molto atteso da tutti gli studenti e i ricercatori dell’università e la cui lettura è, come scrive la direttrice ad interim Judith Rees nella mail interna con cui ci aggiorna, assai dolorosa per chi ha dedicato tanto passato (o tanto futuro, mi viene di aggiungere) a questa istituzione.

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Concludo con questo post una serie di interventi dedicati a uno dei capitoli del libro di Sen, The Idea of Justice (tradotto in italiano da Mondadori). Nel cap.13 sui “felicità, benessere e capabilities” si sostiene che le capabilities forniscano la migliore misura della diseguaglianza, rispetto a benessere e felicità.

Come si diceva nel post precedente sull’argomento, Sen ritiene che le capabilities siano da preferire al benessere perché le persone hanno preferenze adattative e poiché non sempre il benessere inteso come felicità rispecchia l’oggettiva condizione di svantaggio in cui una persona si trova. Ad esempio, Tiny Tim, povero, zoppo e con una disposizione solare, può essere più felice di un individuo sano e ricco, ma non facilmente accontentabile (che nel post precedente ho chiamato Giulia Ciccone).

Ma questo argomento non porta acqua al mulino delle capabilities, se il benessere  è qualcosa di oggettivo, non di soggettivo. Alcuni filosofi (che rifiutano le capabilities) concepiscono il benessere come qualcosa di oggettivo: non la soddisfazione delle preferenze dell’individuo, ma il fatto che la sua vita includa beni di un certo tipo (l’esercizio di facoltà umane eccellenti, come voleva Aristotele, o il conseguimento di obiettivi di valore, come vuole Griffin) (vedi post precedente).

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Si pubblica sempre di più, forse si legge sempre meno, probabilmente si ha sempre meno tempo per scegliere cosa leggere e quasi senz’altro non si ha tempo per capire se si è poi capito quel che si è letto. Il problema è la quantità della massa di carta che viene accatastata su scaffali reali o virtuali, i fiumi di inchiostro che inzuppano quella carta di idee. Un oceano in tempesta dove forse c’è tantissimo di buono, senz’altro tantissimo di osceno. Come orientarsi?

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