Università San Raffaele di Milano
Terzo appuntamento del ciclo d’incontri
a cura degli studenti del Dottorato in Metafisica
 
Figure della Legge
-Per una genealogia della Modernità-
 
Prof. Giampaolo Azzoni – Università degli studi di Pavia
discussant Prof. Massimo Reichlin
 
Legge naturale e modernità giuridica
 
Giovedì 29 Marzo 2012
ore 14.00-16.00

Uno stimatissimo collega (e amico), con cui mi trovo molto spesso d’accordo sulla teoria politica, qualche giorno fa ha scritto su Facebook la seguente frase, a proposito dell’Articolo 18, che penso sia bene citare:

non si dica, per favore, che già oggi molte lavoratrici e molti lavoratori sono prive/i della tutela dell’art. 18. Un’eguaglianza ottenuta mediante un livellamento verso il basso, sottraendo diritti a chi li ha, non è una conquista. (Nicola Riva, Facebook, 22/03/2012)

Non attribuisco all’eguaglianza un valore così alto da pensare che, se la riforma implicasse un livellamento verso il basso, allora sarebbe una conquista. Il collega ha ragione quando sostiene che non è desiderabile una riforma che, allo scopo di rendere eguali i lavoratori, riduce i diritti di molti, senza migliorare quelli di nessuno*. Dubito però che la riforma in discussione porterebbe a un livellamento verso il basso. Dato che, comunque, la frase del collega ha ottenuto (e continua ad ottenere) molti “Like” su Facebook (da parte di altrettanto stimati colleghi e amici), vorrei capire come mai le mie idee siano tanto diverse da quelle della maggioranza. Con la prudenza necessaria quando si è in minoranza, proverò a spiegare perché qualcuno (pur dotato di cervello) potrebbe ritenere il contrario.

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Il format di Lectadiscussioni prevedeva che l’eventuale risposta dell’autore fosse rapida, ma Giovanni Grandi ha preferito un intervento lungo e articolato cercando così di dare una risposta soddisfacente ai suoi critici. Uno dei pregi dei blog consiste nella flessibilità dello strumento, perciò siamo ben contenti di riproporre di seguito il suo testo nel modo più fruibile per il lettore.

Sono davvero grato a Giovanni Catapano e a Francesco Botturi per aver accettato l’invito a considerare lo studio che ho proposto. Provando a non allentare la tensione del confronto, strutturo la replica in due parti: anzitutto vorrei richiamare il cuore della questione che ho inteso sollevare, spiegando perché Tommaso mi sia sembrato l’autore più attrezzato per affrontarla. Poi replicherò alle osservazioni degli amici nel modo più puntuale possibile.

Mi prenderò un po’ di spazio, contravvenendo alle richieste della redazione e all’imperativo di brevità della rete. Ma penso che chi si è avventurato nel seguire questo confronto non ne sarà spaventato. Per rimediare un po’ spezzo la replica con alcune «domande guida», così rimane possibile interloquire senza dover per forza leggere tutto.

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Come annunciato la settimana scorsa, ecco di seguito i contributi di Francesco Botturi e Giovanni Catapano su “Felicità e Beatitudine”, il libro di Giovanni Grandi. Subito di seguito il lettore troverà una sintesi delle idee svolte poi con maggiore ampiezza da ciascuno dei nostri due ospiti nella versione estesa di questo post. Seguirà il dibattito con l’autore. Al quale gli ospiti e tutti i lettori sono invitati a partecipare attivamente.

FRANCESCO BOTTURI: Il testo di Grandi coglie nel segno un tema strategico – quello della felicità – per ripensare ancor oggi l’antropologia e l’etica. Eppure esso giunge a conclusioni difficilmente condivisibili, perché termina col dividere in tesi quello che aveva ben unificato in ipotesi: divisione tra felicità e beatitudine nell’unica esperienza umana. Che cosa rende possibile tale contro-effetto?

GIOVANNI CATAPANO: Il libro di Grandi è uno dei più interessanti che abbia letto negli ultimi anni. Sul piano della riflessione antropologico-morale, mi trovo d’accordo con molte delle sue tesi principali. Però, sul piano dell’interpretazione di Tommaso, sinceramente fatico a seguirlo. Soprattutto, a me pare che non si possa affatto attribuire a Tommaso una dottrina della «duplicità del desiderio».

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Si avvisa che il seminario del prof. Luca Malavasi, previsto per Mercoledì 21 marzo nell’ambito del Laboratorio di Filosofia e Cinema dell’Università San Raffaele di Milano, verrà rimandato di una settimana.

L’intervento “Riaprire gli occhi: Elephant di Gus van Sant” avrà luogo perciò Mercoledì 28 Marzo dalle 16.00 alle 18.00, in aula ancora da comunicarsi.

Cominciano le attività del secondo semestre del Laboratorio di Filosofia e Cinema dell’Università San Raffaele.

Mercoledì 21 Marzo, dalle ore 16:00 alle 18:00

in Aula Pitagora (Dibit 2, via OIgettina 58 – Milano)

Luca Malavasi

(Università Cattolica del Sacro Cuore, Accademia di Brera)

terrà l’intervento

“Riaprire gli occhi: Elephant di Gus van Sant”

Per calendario completo degli incontri del secondo semestre, cliccare QUI.

Per partecipare al seminario ed essere informati delle iniziative del Laboratorio di Filosofia e Cinema si prega di registrarsi presso il sito http://www.unisr.it/form/LaboratorioFilosofia2011

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