Concludo con questo post una serie di interventi dedicati a uno dei capitoli del libro di Sen, The Idea of Justice (tradotto in italiano da Mondadori). Nel cap.13 sui “felicità, benessere e capabilities” si sostiene che le capabilities forniscano la migliore misura della diseguaglianza, rispetto a benessere e felicità.
Come si diceva nel post precedente sull’argomento, Sen ritiene che le capabilities siano da preferire al benessere perché le persone hanno preferenze adattative e poiché non sempre il benessere inteso come felicità rispecchia l’oggettiva condizione di svantaggio in cui una persona si trova. Ad esempio, Tiny Tim, povero, zoppo e con una disposizione solare, può essere più felice di un individuo sano e ricco, ma non facilmente accontentabile (che nel post precedente ho chiamato Giulia Ciccone).
Ma questo argomento non porta acqua al mulino delle capabilities, se il benessere è qualcosa di oggettivo, non di soggettivo. Alcuni filosofi (che rifiutano le capabilities) concepiscono il benessere come qualcosa di oggettivo: non la soddisfazione delle preferenze dell’individuo, ma il fatto che la sua vita includa beni di un certo tipo (l’esercizio di facoltà umane eccellenti, come voleva Aristotele, o il conseguimento di obiettivi di valore, come vuole Griffin) (vedi post precedente).
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