L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici in collaborazione con l’Associazione di Studi Umanistici Leussô e l’Associazione Culturale Mores ha inaugurato a gennaio una serie di incontri aperti al pubblico, i quali hanno come tema la relazione fra linguaggio e potere e coniugano un’impostazione storico-filosofica con una particolare attenzione ai temi del presente.

Per il mese di maggio il programma è il seguente:

 

14-16 maggio 2012 ore 17:30
Gianluca Sacco  (Associazione Leussô)
Un ‘mondo altro’: parresia, profezia, postcoloniale in M. Foucault, C. Wolf e H.K. Bhabha
14 maggio – La ‘parresia’ di Diogene in Michel Foucault: il coraggio di dire il vero e la performatività del corpo
15 maggio – La profezia di Cassandra in Christa Wolf: l’impotenza della verità e l’immagine reificante
16 maggio – L’ambivalenza del discorso post-coloniale e l’esigenza di una lingua multiculturale in Homi K. Bhabha

17 maggio 2012 ore 17:30
Anna Camaiti Hostert (Florida Atlantic University)
Theory of Visual Culture. Il potere delle immagini

28-30 maggio 2012 ore 17:30
Geminello Preterossi  (Università degli Studi di Salerno)
Ciò che resta della democrazia
28 maggio – Il discorso democratico: genealogia e aporie
29 maggio – Lo svuotamento degli spazi pubblici e della rappresentanza
30 maggio – Crisi e metamorfosi del soggetto politico

31 maggio 2012 ore 17:30
Jean-François Kervégan (Université de Paris I)
Il diritto, il linguaggio e il potere della saggezza in Alexandre Kojève 

 
Segreteria: dr.ssa Alessia Rapone

Tel.: 06.94.366.39 – 334.81.02.133

Viale Regina Margherita 1 (IV piano) 00198 Roma

Email: iisf.scuoladiroma@gmail.com

Website: www.iisfscuoladiroma.it

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Il ghigno deformante, retaggio della malattia, consegna Bossi, dimissionato da segretario politico della Lega Nord, malgré lui, alla storia del genere grottesco. Non avevo mai avuto dubbi che anche la formazione italiana simbolo dell’anti-politica sarebbe stata travolta dalle vicende sempre eguali della corruzione dei partiti politici: le amanti, i figli, gli appartamenti, le automobili, le cartomanzie.

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Mettiamo insieme un po’ di pezzi:

  1. le nostre istituzioni sociali e politiche tolgono a una generazione per dare a un’altra ed esprimono un significativo deficit di rappresentanza politica. Quello che segue è l’abstract di uno studio di Barbara Biasi , Michele Pellizzari e Rachele Poggi su Lavoce.info che invito tutti a leggere:

L’enorme debito pubblico che l’Italia ha accumulato tra il 1965 e il 1995 non è stato utilizzato a fini produttivi: i soldi che abbiamo preso in prestito sono andati in impiego pubblico e pensioni. Ne hanno beneficiato soprattutto i nati nel decennio 1940-1950. A pagare il conto saranno i loro figli. Con maggiori tasse, ma anche con minori servizi. I tagli alla spesa previsti dalle recenti manovre per istruzione, sanità e trasporti colpiscono infatti di più questa generazione. Anche perché in Parlamento i padri continuano a essere sovra-rappresentati.

2.  ridotte opportunità in un contesto di stagnazione economica, con effetti deprimenti sulle motivazioni della categoria svantaggiata. Questo tema è stato già trattato in un post di Moralia precedente, che sfortunatamente non ha suscitato alcun dibattito:

Non solo non occupano posti di vertici nel mondo del lavoro. Non solo hanno una disoccupazione al 28% e al 50% in alcune aree del Paese. Adesso sono anche in via d’estinzione. Parliamo dei giovani. Sono sempre meno – in calo del 12,7% negli ultimi 10 anni e dimezzati negli ultimi 20 – sempre più sfiduciati e impigriti. Primi in Europa per “inattività volontaria”, l’ultimo studio del Censis li descrive nell’11,2% dei casi “non interessati a lavorare o a studiare”. Se i giovani nullafacenti sono una realtà in diversi paesi, il dato italiano è più di tre volte superiore alla media europea (3,4%) e a quello di Paesi come la Germania (3,6%), la Francia (3,5%) o l’Inghilterra (1,7%).

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Quando sono venuto a conoscenza dell’ultima fatica della Nussbaum non ho resistito ad un titolo così esplicitamente legato ad un tema, quello della crisi dell’istruzione, che da tempo anima con toni accesi il dibattito relativo alla situazione culturale del nostro paese. Stufo della banalità e dell’aridità espressa da un confronto che, come troppe volte succede in Italia, è finito per scadere nell’ideologia arida e retorica, ho pensato allora che leggere il libro sarebbe stata una buona opportunità per farmi un’idea non dico scientifica, ma quantomeno autorevole in merito a questo tema. E alla fine della lettura di Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica (Il Mulino, Bologna 2011, € 14.00) ho scoperto diverse cose interessanti.

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httpv://www.youtube.com/watch?v=nulKUZ1sWlA

Do­me­nica 12 giu­gno 2011, dalle 8:00 alle 22:00 e Lu­nedì 13 giu­gno 2011, dalle 7:00 alle 15:00, in tutta Italia si terranno i referendum abrogativi su quattro quesiti, due relativi alla privatizzazione dell’acqua, uno relativo al nucleare, e uno al legittimo impedimento (per più info cf. http://www.forumcivico.it/referendum-12-13-giugno-2011-325.html). Ciascuno è naturalmente libero di esprimersi a favore dell’abrogazione di queste norme (votando sì), o contro la loro abrogazione (votando no). Tuttavia, andare a votare non è semplicemente un diritto dei cittadini, ma un dovere. Ho almeno tre buone ragioni per sostenerlo. 

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In questi giorni, la notizia clou della politica estera è quanto sta avvenendo in Tunisia e da lì irradiandosi nei paesi del Nord-Africa. Ci sarebbero molte riflessioni da fare in proposito e forse politologi e filosofi politici ben più addentro alle questioni di me avrebbero un’enorme mole di materiale per molti post. Mi limito però a lanciare l’amo richiamando l’attenzione su una delle condizioni di possibilità di questa mole di materiale, condizione che mi pare renda le rivolte nordafricane anche un interessantissimo case-study sul ruolo di Internet e dei nuovi media nella vita politica.

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