INCONTRO DI STUDIO


Scienza, tecnologia e società: riflessioni su sostenibilità e perfezione

Venerdì 30 marzo 2012 – 14.30/19.00 – Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini” (Sala degli Atti parlamentari)

Roma, Piazza della Minerva, 38

PIEGHEVOLE

 

Negli ultimi decenni, la riflessione sulla governance dell’innovazione ha prestato particolare attenzione al concetto di sostenibilità, inclusa quella sociale, assurto a punto nevralgico per la riflessione intorno ai fini e al poliedrico impatto delle tecnologie sull’ambiente, la salute, i sistemi economici e i processi produttivi, la giustizia distributiva. Più di recente, si è poi assistito all’affermarsi di una “visione” che sembra presupporre la possibilità di un controllo completo e senza residui esercitato attraverso la tecnica sull’uomo e sull’ambiente. In questo senso, si farebbe quindi riferimento alla (presunta) capacità umana di dirigere l’evoluzione del vivente e la trasformazione del pianeta. Questi due approcci, che per molti versi appaiono in contraddizione, coesistono nel discorso pubblico sull’innovazione: le tecnologie emergenti, in particolare le nano e le biotecnologie, costituiscono forse l’aspetto più rilevante di questa transizione e coesistenza di differenti approcci.

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Mettiamo insieme un po’ di pezzi:

  1. le nostre istituzioni sociali e politiche tolgono a una generazione per dare a un’altra ed esprimono un significativo deficit di rappresentanza politica. Quello che segue è l’abstract di uno studio di Barbara Biasi , Michele Pellizzari e Rachele Poggi su Lavoce.info che invito tutti a leggere:

L’enorme debito pubblico che l’Italia ha accumulato tra il 1965 e il 1995 non è stato utilizzato a fini produttivi: i soldi che abbiamo preso in prestito sono andati in impiego pubblico e pensioni. Ne hanno beneficiato soprattutto i nati nel decennio 1940-1950. A pagare il conto saranno i loro figli. Con maggiori tasse, ma anche con minori servizi. I tagli alla spesa previsti dalle recenti manovre per istruzione, sanità e trasporti colpiscono infatti di più questa generazione. Anche perché in Parlamento i padri continuano a essere sovra-rappresentati.

2.  ridotte opportunità in un contesto di stagnazione economica, con effetti deprimenti sulle motivazioni della categoria svantaggiata. Questo tema è stato già trattato in un post di Moralia precedente, che sfortunatamente non ha suscitato alcun dibattito:

Non solo non occupano posti di vertici nel mondo del lavoro. Non solo hanno una disoccupazione al 28% e al 50% in alcune aree del Paese. Adesso sono anche in via d’estinzione. Parliamo dei giovani. Sono sempre meno – in calo del 12,7% negli ultimi 10 anni e dimezzati negli ultimi 20 – sempre più sfiduciati e impigriti. Primi in Europa per “inattività volontaria”, l’ultimo studio del Censis li descrive nell’11,2% dei casi “non interessati a lavorare o a studiare”. Se i giovani nullafacenti sono una realtà in diversi paesi, il dato italiano è più di tre volte superiore alla media europea (3,4%) e a quello di Paesi come la Germania (3,6%), la Francia (3,5%) o l’Inghilterra (1,7%).

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Connected. How your friends’ friends’ friends affect everything you feel, think, and do, l’importante libro di Nicholas A. Christakis e James H. Fowler, sta riscuotendo un notevole successo ed è strano che non sia stato ancora tradotto in italiano. Il libro mostra in maniera convincente che per comprendere la realtà sociale non si può prescindere dai nessi sociali tra le persone. Sembrerà un’ovvietà, ma in tempi nei quali alcuni autori influenti sostengono che la socialità comincia col linguaggio (p.e. J. Searle), o che nulla di sociale esiste al di fuori del testo (o meglio del documento, p.e. M. Ferraris), una sottolineatura della socialità come, prima di tutto, una questione di connessioni ha qualcosa di originale. Il contributo offerto da Connected merita di essere preso sul serio, perché colma una lacuna teorica che ha pesato e pesa nel più recente dibattito.

È vero, i social network ci hanno resi familiari col fatto che le persone formano reti e che le reti fanno circolare le informazioni e che le informazioni generano nuove conoscenze e persino esperienze sorprendenti. Grazie alla social network analysis siamo ormai abituati a vedere come la nostra socialità possa essere resa graficamente, in maniera efficace, attraverso software che raffigurano le reti sociali (ne offro un esempio nell’immagine qui sopra che mostra i nessi amicali tra alcune persone il cui grado di felicità, in maniera decrescente, è espresso da giallo, verde e blu, Plate 1). Fin qui nulla di nuovo. Ciò che invece è nuovo è la teoria dei tre gradi di influenza presentata nel libro. Dire che i nostri amici ci influenzano è banale; il fatto che gli amici dei nostri amici ci influenzino è già meno evidente, ma è noto a tutti. La cosa sorprendente è che ci influenzano anche gli amici degli amici degli amici. L’essere felici, l’essere obesi, i gusti e le opinioni politiche di questi ultimi hanno un rilevante grado di influenza su di noi che magari nemmeno li conosciamo. Come si vede l’influenza riguarda le cose più disparate. Quanto poi al grado di influenza, per esempio, si ha il 15 per cento di probabilità di essere felici, se a un grado di separazione si è legati con qualcuno felice. A due gradi di separazione la percentuale di influenza scende al 10; mentre a tre gradi è ancora significativa: si tratta del 6 per cento. Dopo tre gradi l’effetto non è più apprezzabile. La teoria dei tre gradi di influenza è affiancata e anzi si connette con le cinque regole della vita nella rete che raccolgono il nocciolo duro del contributo offerto da Christakis e Fowler. Vado ora a presentarle sinteticamente.

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Sta sotto gli occhi di tutti che i partiti politico-culturali che, ormai da molto, stanno animando il dibattito pubblico italiano si sono polarizzati attorno a due opzioni: quella dell’etica massima, ideale, e quella di un’etica minima, orientata pragmaticamente. Da una parte coloro che, con Umberto Eco, si scandalizzano per l’immoralità grave e diffusa che giungerebbe a diventare schizofrenia politica, dall’altra parte coloro che, con Giuliano Ferrara, rigettano l’appassionato j’accuse dei primi ritenendo che l’uomo sia “un legno storto che non può essere raddrizzato”. L’indignazione dei primi, che si giustifica facendo leva sulla morale e sul diritto, si scontra col “realismo” antropologico dei secondi che temono un giustizialismo fanatico e ideologico, da rigettare per ragioni di moderazione, opportunità politica (non già opportunismo), o per pragmatismo. Si tratta di un dibattito molto acceso e spesso duro, di fronte al quale si pone con coraggiosa semplicità il volumetto di Franco Cassano, L’umiltà del male. Il libro fornisce un contributo, a mio parere, originale e di spessore, del quale ho apprezzato la forma misurata e composta, oltre che lo sguardo acuto e lucido.

Quella di Cassano si presenta come una prospettiva che non si schiera su alcuno dei due fronti: tra la constatazione della fragilità umana e la proposta di una morale ideale egli tiene una non facile equidistanza. Cassano, infatti, ritiene che «il dover essere e l’essere rimangono regni eterogenei e nessuno di essi può essere ridotto all’altro. Bisogna resistere alla tentazione di sedersi dall’una o dall’altra parte, accettare di rimanere in piedi, anche se si sta scomodi e ci si può stancare» (p. 94). Il suo messaggio, in estrema sintesi, è che per combattere il male chi che ne ha le capacità deve avere il coraggio di affrontarlo entrando nella zona grigia in cui abita la maggioranza. “La cosa peggiore che si può fare è lasciare l’altro uomo solo, perché prima o poi alla sua porta busserà l’ombra del Grande Inquisitore” (p. 93).

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Much ado about nothing: non solo nel Seicento quando si iniziò a riprendere sul serio in conto l’esistenza del vuoto, ma anche oggi. E non solo perché nemmeno oggi è in fondo così chiaro che il vuoto esista davvero, ma perché esiste un nuovo tipo di vuoto: il vuoto informatico. Provo a spiegarla con una legge e un paradosso. Legge: tutti i soggetti cercano riconoscimento da parte degli altri soggetti. Paradosso: in un contesto in cui il riconoscimento si misura in termini di links e accessi da parte di altri utenti – e quindi in termini di interesse delle informazioni di cui ogni soggetto è portatore –, le informazioni condivise tendono di fatto a impoverirsi tendendo al vuoto informatico. Let’s have a look. 

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E’ uscito il secondo numero di “Anthropologica. Annuario di studi filosofici” del Centro Studi Jacques Maritain (edito da La Scuola).

Questo secondo numero, curato da Leopoldo Sandonà, è dedicato al tema: La struttura dei legami. Forme e luoghi della relazione e contiene una serie coordinata di approfondimenti attorno al tema della «relazione» e del «legame», proponendo un percorso ragionato attraverso una selezione di parole, forme e luoghi della relazione e del legame.

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Sommario

L’uomo in relazione. Crisi e attualità di un’idea (Luca Grion)

Parte prima: Le parole della relazione: La relazione personale di amicizia. Ontologia e mistica della philia nel pensiero russo (Natalino Valentini) – Fragilità e vulnerabilità dell’umano (Carla Canullo) – Il valore della fiducia (Luis Okulik) – Dono e legame (Susy Zanardo)

Parte seconda : Le forme della relazione: Legami senza congiunti (Gian Paolo Terravecchia) – Come la persona, l’educazione. Antropologia della relazione maestro-allievo (Mino Conte) – Re(ve)latio. Relazione, rivelazione e religione a partire da alcuni luoghi del contemporaneo (Leopoldo Sandonà) – L’etica della responsabilità alla prova del multiculturalismo (Fabrizio Turoldo) – Forme della relazione uomo-donna: verso una complementarietà pragmatica (Francesca Zaccaron) – Il potere. La vertigine della relazionalità (Luca Alici)

Parte terza: I luoghi della relazione: La famiglia: esperienza di promozione umana e sociale (Donatella Pagliacci) – Comunione nel tempo e oltre il tempo (Giacomo Canobbio) – Il lavoro, bene intimamente relazionale. Per un nuovo ethos del lavoro (Maurizio Mussoni) – Intersoggettività e ragione pubblica. Note sulla società complessa (Fabio Mazzocchio)

Note conclusive: Relazione come origine e compito (Leopoldo Sandonà)

Appendice: La relazione da persona a persona fra Adamo e Eva nella lezione di Jacques Maritai. Nota introduttiva (Piero Viotto) – Facciamogli un aiuto simile a lui (Jacques Maritain)

Maggiori informazioni sono disponibili all’indirizzo: http://www.maritain.eu/index.php?mod=content&cat=NEWS&id=214

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