Come vi rapportate alla violenza ideologica attraverso cui è attualmente attaccato il movimento “No TAV”?
Ve lo chiedo anche in quanto filosofi, non solo in quanto esseri morali e cittadini italiani.
Nelle ultime due sere, ho incrociato due programmi televisivi de La7 dedicati alla protesta “No TAV”: non ho avuto la prontezza di cambiare subito canale e così, come prevedibile, ho finito per diventare di cattivo umore. In entrambi i casi, coloro che parlavano a favore del movimento NoTAV facevano osservazioni puntuali e documentate e in entrambi i casi ottenevano risposte generiche e ideologiche. (È già la seconda volta che uso questo termine: spiegherò tra un momento il senso in cui lo adopero). Ecco due esempi: nel primo programma, l’interlocutore contrario alla TAV fa notare che la line ferroviaria esistente è attualmente usata molto al di sotto delle sue potenzialità e che questa è una prima ragione per riconsiderare l’opportunità di realizzare un progetto miliardario e dal grande impatto abientale; risposta del politico favorevole alla TAV: “se si fosse ragionato come lei nel momento in cui si è deciso di costruire l’autostrada del sole, oggi si supererebbero ancora gli appennini a dorso di mulo”. Mi sono chiesto: in quale universo discorsivo, questa risposta sarebbe stata pertinente? Forse se il primo avesse attaccato la TAV sulla base di un generico attacco alla tecnologia e al progresso? Read the rest of this entry




